Jentu: Poesia e Danza al Vascello. Ma il Festival fatica a portare pubblico in sala

Socrate grida domande per strada
e il Beato Angelico dipinge muri di periferia
La risposta confusa nel vento a tradimento
li prende alle spalle e li spazza via

Francesco De Gregori

Con già ben tre spettacoli alle spalle, il Festival “Fuori Programma” al Teatro Vascello è purtroppo un inatteso fiasco, al cospetto però di tanta qualità messa in scena dalle compagnie ospitate.

Una media spettatori che anche per i prossimi appuntamenti prevede un 30% del riempimento della sala, che non dà il giusto riscontro a danzatori, coreografi e organizzazione.

Noi come giornalisti non possiamo che riscontrare la solita deficienza del movimento danza, dove al cospetto di tanti studenti, ballerini e coreografi, agli spettacoli assistiamo sempre a delle sale piuttosto vuote.

Eppure spesso il lavoro dei coreografi e danzatori in scena è di altissimo livello.

Come con “Jentu”, che in salentino significa “Vento”, della compagnia Zerogrammi. Vento salentino, quel vento forte che può rendere matti, e che insieme alla libertà porta alla solitudine. Sentimenti profondi dell’umanità che vengono magnificamente rappresentati dai due protagonisti, Mazzotta – Guglielmi, che tramite la gestualità e la tipica qualità del movimento della danza riescono a restituire al pubblico.

Emozioni forti, fortissime, che vengono ricercate tramite una scenografia calda e avvolgente, dove una sottile pioggia separa la platea dal palco, e dentro il quale soffici luci e musiche calde fanno compagnia al duetto che prima si vede complice e poi sfidante, poi tremendamente soli ognuno con sé stesso, fino alla follia, fino alla vera solitudine, fino a perdersi, fino alla soglia con la morte.

Zerogrammi vogliono omaggiare l’immaginario di “Don Quijote de la Mancha”, perché i suoi erano sentimenti puri, e con “Jentu” a quelli si vuole rimandare e fare riferimento. Uno spettacolo emozionale, di quel teatro danza più bello e evidente che si possa fare e snocciolare. E un finale che potrebbe lasciar aperto a un secondo – augurabile – capitolo.

Tanti applausi dai presenti in sala, con un abbraccio ideale a due danzatori bravissimi.

Concludiamo sempre con il discorso di cronaca iniziale, dove la riflessione da mero osservatore va sul fatto che la danza sia l’unico settore che esclude gli stessi danzatori, poiché non c’è il buon costume di andare a vedere cosa fa l’altro e di visionare attentamente il lavoro altrui. Con l’utenza che c’è a Roma un Festival come questo del Vascello dovrebbe avere le prenotazioni piene, ma non è così. E non vale nemmeno l’alibi dell’estate, visto che se andassimo in qualsiasi serata “perditempo” dell’estate romana, troveremmo la calca e i bar con ragazzi e ragazze in fila per pagare il loro annacquato cocktail 8 euro a testa. E se però gli dicessimo di andare a teatro, direbbero: eh ma costa troppo. E questo vale davvero tutto l’anno.
Tutto è un alibi per fregarsene della cultura e della crescita intellettuale. Un mondo teatrale che purtroppo va sempre più giù, sfrattato da abitudini malsane, sempre più direzionate verso il nichilismo e sempre meno verso la bellezza del confronto artistico e culturale. D’altronde a chi importa più nulla della bellezza?

Federico Armeni

Jentu, Zerogrammi

progetto, regia e coreografia Stefano Mazzotta
creato con Chiara Guglielmi
interpreti Chiara Guglielmi, Stefano Mazzotta
drammaturgia e collaborazione all’allestimento Fabio Chiriatti
luci Alberta Finocchiaro

produzione ZerogrammieStoriedivento
coproduzione Pim O” (It), LUFT casacreativa (It)
un ringraziamento a Chiara Michelini, Villa Cultura (It), Tersicorea T.O” (It)
con il sostegno di Regione Piemonte, MIBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo.
anno di produzione 2016
genere teatrodanza
durata 50 min.

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