Bukowski, al Teatro Vascello uno spettacolo da riscrivere su una buona idea e una discreta regia

Una gran bella gestione dello spazio, complice anche una scena come quella del Vascello particolarmente adatta a una disposizione orizzontale, e un’idea che accattivava moltissimo lo spettatore, insieme a una scrittura a dir poco povera data in mano a due attori bravi ma che non sfondano mai il muro tra palco e platea.

 

BLUE BIRD BUKOWSKI, regia e spazio Licia Lanera e drammaturgia Riccardo Spagnulo, con Vito Signorile e  Sara Bevilacqua delude proprio laddove dovrebbe sorprendere e colpire, cioè sui testi. Un Vito Signorile forse troppo ostaggio di sé stesso e della sua mole in una parte parlata che mai tocca il poetico e soprattutto mai raggiunge quel climax emotivo di cui il teatro è inevitabilmente schiavo. Uno spettacolo di teatro che non si pone l’obiettivo di raggiungere un tetto emotivo, è uno spettacolo nato morto.

Ecco che a questa assenza di testo viene data almeno una scena bellissima e accattivante, e la durata dell’intero spettacolo sembra scorrere più per l’emozione che dà quella distribuzione e nelle sue creative pause che separano degli ipotetici atti – dove i due attori diventano allo stesso tempo “scenografi” per poi assumere delle posizioni statiche come uno spettacolo di danza contemporanea o comunque di teatro fisico post-moderno – che per di contenuti all’altezza.

Nella registrazione della voce di Bukowski che legge la poesia “Blue Bird” (ma senza alcun sottotitolo, il che è sulla carta inaccettabile, perché non si può certo dare per scontato che gli spettatori sappiano l’inglese, soprattutto in Italia) viene affidata forse la parte più calda dello spettacolo, che però non basta, e di fatto nulla fa per innalzare il livello di uno spettacolo la cui idea di fondo deve di fatto ancora essere sviluppata. Il consiglio alla produzione è di prendere questo come una sorta di “preludio”, e spendere il prossimo anno nella scrittura ed elaborazione di qualcosa che renda possibile una buona messa in scena. Perché, nonostante tutto, credo che valga sinceramente la pena.

Bluebird
Charles Bukowski
there’s a bluebird in my heart that
wants to get out
but I’m too tough for him,
I say, stay in there, I’m not going
to let anybody see
you.

there’s a bluebird in my heart that
wants to get out
but I pur whiskey on him and inhale
cigarette smoke
and the whores and the bartenders
and the grocery clerks
never know that
he’s
in there.

there’s a bluebird in my heart that
wants to get out
but I’m too tough for him,
I say,
stay down, do you want to mess
me up?
you want to screw up the
works?
you want to blow my book sales in
Europe?

there’s a bluebird in my heart that
wants to get out
but I’m too clever, I only let him out
at night sometimes
when everybody’s asleep.
I say, I know that you’re there,
so don’t be
sad.
then I put him back,
but he’s singing a little
in there, I haven’t quite let him
die
and we sleep together like
that
with our
secret pact
and it’s nice enough to
make a man
weep, but I don’t
weep, do
you?


luci Vincent Longuemare
realizzazione scene Michele Iannone
produzione Teatri di Bari Kismet Abeliano

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire,
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio che
nessuno ti veda.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
ma gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che lì dentro c’è lui.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani giù, mi vuoi fare
andar fuori di testa?
vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?
vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
solo di notte qualche volta
quando dormono tutti.
Gli dico: lo so che ci sei,
non essere triste
poi lo rimetto a posto,

ma lui lì dentro un pochino canta,
mica l’ho fatto davvero morire,
dormiamo insieme così
col nostro patto segreto
ed è così grazioso da far piangere
un uomo, ma io non piango,
e voi?

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