World Press Photo 2017: al Palazzo delle Esposizioni il meglio del fotogiornalismo

Visitare una mostra di fotogiornalismo è già di per sé un’esperienza molto forte. Farlo all’interno di uno degli spazi più belli e affascinanti della Capitale aggiunge alla sostanza anche la forma.

Il World Press Photo anche quest’anno torna a Roma: 45 fotografi, provenienti da 25 Paesi differenti, mettono in mostra il meglio del fotogiornalismo dell’anno passato, attraverso otto categorie: dalla cronaca allo sport, dalla natura alla vita quotidiana, mostrandoci non solo una galleria di immagini sensazionali, ma un vero e proprio documento storico che permette al pubblico di rivivere in prima persona alcuni eventi cruciali del nostro tempo.
Ci si avventura così in un percorso di storie ed immagini, un microcosmo in cui le barriere culturali e linguistiche vengono abbattute a favore di un altissimo e senza dubbio immediato livello di comunicazione. Impossibile non soffermarsi sulle scale della prigione di Quazon City, con i detenuti ancor più costipati dallo scatto di Noel Celis.

Si prosegue osservando il reportage del New York Times realizzato da Daniel Berehulak, “They Are Slaughtering Us Like Animals”, che mette al centro del suo sguardo la violenza dilagante per la guerra al narcotraffico tra le strade delle Filippine. Continuiamo a camminare, saltando in pochi metri dal Sud-est asiatico all’Iran, agli Stati Uniti, dove ci possiamo intrufolare nella quotidianità di Table Rock, un paesino del Nebraska (neanche 300 abitanti) raccontato dalle immagini di Markus Jokela.

E ancora, i neonati brasiliani affetti da microcefalia sono mostrati in bianco e nero attraverso l’incredibile sensibilità di Lalo de Almeida, per non parlare di una Pietà di Michelangelo aggiornata ai nostri tempi, in Afghanistan, grazie ad un impressionante scatto di Paula Bronstein.

Ciò che balza immediatamente agli occhi davanti a tutte queste immagini è la straordinaria invisibilità del fotografo: più volte è facile domandarsi come abbia fatto l’autore a trovarsi in un determinato punto senza essere notato dai protagonisti delle sue fotografie. Un’invisibilità che permette allo spettatore di trovarsi catapultato al centro della scena, sul sedile posteriore di un taxi cubano o su una barca di profughi, nel Mediterraneo.

Quando invece questa invisibilità viene meno, c’è magari qualcuno che guarda dritto in obiettivo, lasciando andare tutto il suo terrore e riempiendo l’immagine di una potenza ancora più dirompente, come per esempio nello scatto di Laurent Van der Stockt, in cui una bambina si trova fuori dalla sua abitazione durante una perquisizione delle forze speciali irachene.
Si arriva infine alla foto dell’anno (scelta nella categoria Spot News Stories), realizzata ad Ankara dal fotografo Burhan Ozbilici, che mostra l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, da parte del poliziotto turco Mevlut Mert Altintas durante l’inaugurazione di una mostra d’arte: un’immagine che lo scorso dicembre ha fatto il giro del mondo per la sua incredibile ed immediata potenza visiva.

Sarà possibile visitare la mostra al Palazzo delle Esposizioni da venerdì 28 aprile fino al 28 maggio. Semplicemente imperdibile.

Alessio Trerotoli

 

Annunci