“Trainspotting 2”, non ce n’era bisogno…

Scegliete un grande film degli anni 90. Uno dei più simbolici di quel decennio, per dire. Scegliete lo stesso regista, gli stessi attori. Scegliete di fare un sequel e di inserire tante scene e tanti riferimenti del primo film in questo, pensando che tutti gli spettatori siano pronti ad abboccare all’effetto nostalgia. Scegliete pure di andare a vedere questo film, pur sapendo che potreste restare delusi. Ok, basta parafrasi, parliamone.

Prima di tutto un piccolo accenno alla trama: Mark Renton torna a Edinburgo vent’anni dopo aver tradito i suoi migliori amici, soffiandogli sotto al naso ben 16mila sterline. Spud è disoccupato e nuovamente tossico, Begbie è in prigione (ma evaderà) e Sick Boy progetta di gestire un bordello. L’incontro con il vecchio amico non sarà facile da affrontare, ma più di ogni cosa bisognerà fare i conti con il tempo passato, con i rimpianti, con ciò che la loro vita poteva essere e non è (e forse non sarà mai).

Purtroppo l’attesissimo seguito di “Trainspotting” non è all’altezza delle aspettative: non che le mie fossero troppo alte, ma se in un lavoro così rischioso le scene migliori corrispondono alle citazioni e ai riferimenti del primo film, è evidente che c’è qualcosa di sbagliato. Danny Boyle è un grande innovatore, non ha mai girato due volte lo stesso film e nella sua filmografia ha spesso cambiato genere, mood, ambientazioni. Non che questo sequel lo potesse girare un altro regista, certo che no, ma era praticamente ovvio aspettarsi da Boyle un film totalmente diverso dalle atmosfere della pellicola del 1996, e così è. Forse un fan di “Trainspotting” odierà soprattutto questo: “T2” sembra girato da un altro regista, che trasforma l’opaca claustrofobia e la follia da trip del primo film in una dimensione patinata, a tratti esageratamente forzata. Non tutto è da buttare (il momento migliore è la scena della canzone al raduno dei protestanti), ma i bassi sono decisamente più convincenti dei (pochi) alti. Ce n’era bisogno? Probabilmente no.

Alessio Trerotoli

Advertisements