Anthony Cordoba: dalla Colombia a Roma con la guida della danza. Zumba, il Reggaeton… e le Persone per Anthony Cordoba

Non è comune incontrare una persona del mondo del Fitness che pensi al suo lavoro come una ragione di vita, dove il punto di riferimento è sempre e soltanto il pubblico, quel gruppo di persone che si incontra nelle palestre e che giornalmente si vede crescere nelle proprie lezioni.

La luce negli occhi di Anthony Cordoba – questo colombiano dagli occhi morbidi che si illuminano quando si parla delle persone che vengono alle sue lezioni – è una luce di quelli che vivono la vita prima di tutto con le emozioni, e poi con il mero lavoro.

“Per me la vera moneta è il sorriso della gente, il loro ringraziamento e gratitudine che mi offrono nel tempo, perché tramite la danza sono cambiate e migliorate come persona, prima che nel corpo”. Una visione “etica” del proprio lavoro che provochiamo con le nostre domande, perché in fondo quando si parla di etica del fitness non si può non ricordare che senza un riconoscimento economico non si potrebbe nemmeno pagare le spese dell’affitto, eppure Anthony ci tiene a spiegare tecnicamente come funziona: “io oltre un certo punto non ho bisogno di niente. C’è stato un periodo della mia vita che avevo solo una carota nel frigorifero, ed è lì che mi sento più felice. Perché se pensi che col tuo lavoro devi fare soldi, non vai da nessuna parte. I soldi vengono come conseguenza della tua passione! Non li cerchi, ma arrivano per riconoscimento del proprio lavoro. Pensate che Micheal Jackson voleva fare soldi? Lui faceva quello che gli piaceva fare, e lo comunicava alla gente. E ancora oggi è un riferimento per tutti”.

E Su Micheal Jackson ci dice: “Io ho iniziato guardando i suoi video. E’ un maestro. E ancora oggi possiamo apprendere tutto ciò che serve sulla danza dalle sue movenze!”.

Una danza che Anthony Cordoba inizia a Cartagena, città dei Caraibi della Colombia, dove la danza regna per le strade. Anche se Anthony ci tiene a precisare: “In Italia si ha lo stereotipo che in Colombia tutti ballano, ma non è così. Ci sono luoghi dove la danza è predominante, ma nelle città la vita è normale, e la maggior parte delle persone non viene affatto dalla realtà della strada. Si lavora, si invecchia, si ingrassa, come in qualsiasi altro Paese del mondo”.

“Io sono cresciuto con la danza, e grazie alla competizione con gli altri ragazzi imparavo i passi per strada, e soprattutto facevamo una sana gara a chi ne inventava di nuovi!”.

Quando gli chiediamo come mai è venuto in Italia, Anthony ci dice che prima era venuto tramite un amico che già viveva a Roma, senza intenzione di rimanere, ma che poi dai contatti maturati in Italia sono nate tante proposte di lavoro, che ha preso al volo. Col tempo l’Italia è diventato il suo Paese, e da 18 anni è qui. Con mille progetti sul suo lavoro. Perché Anthony Cordoba sì ci racconta il suo passato, ma soprattutto ci vuole raccontare del futuro, dei suoi progetti, sempre attivi.

“Collaboro con tanti artisti (e il suo amico Hammer intanto arriva e ci saluta), e tengo aperte le porte del lavoro con tutte le persone che reputo attive, vere e interessanti, ma poi i progetti principali sono i miei, perché amo creare e realizzare le mie idee. Ad esempio voglio spiegare il “reggeton”, quello senza la “a”in mezzo alla parola reggeton, perché così nasce. Voglio fare un musical su cosa è veramente, e presto lo vedrete a Roma e spero in tutti i teatri che saranno interessati. Sarà mia la regia, la coreografia, la sceneggiatura, la scenografia, tutto! Un italiano non potrebbe mai creare uno spettacolo su una cosa che non conosce, o conosce da troppo lontano.”.

Alla Virgin Active del Nuovo Salario dove lo incontriamo ha appena fatto due splendide lezioni, e così gli chiediamo da quanto insegna Zumba. “Io ho creato una danza per le palestre e comunque per tutte le persone anche non provenienti dalla danza ben prima della Zumba. Beto Perez ha avuto il merito di commercializzare una cosa che altri facevamo prima, ma che senza intenzioni industriali non si sarebbe mai potuta imporre come è avvenuto invece con la Zumba. Così anche la mia “Danza del Sol”, che era un nome dato per identificare la mia lezione di coreografia su musiche di vari stili latinoamericani, dal merengue alla salsa, si è trasformata in Zumba. Faccio la stessa cosa, ma sotto il nome di Zumba perché ora va di moda. Se la chiamassi “Danza del sol” non verrebbe nessuno, anche se è la stessa identica cosa. Funziona così d’altronde…”

Anthony Cordoba è un fiume in piena, e la cosa che sorprende son sempre le parole che spende per gli altri, per tutte le persone che lo circondano. C’è tanta stima e affetto verso chi ha scelto di stare nella vita, e numerosi ragazzi e ragazze passano a salutarlo come una persona cara mentre lo intervistiamo.

Miracolo di chi alla gente non offre un’ora di fitness, ma tutto sé stesso. Ecco che ci ripromettiamo di affrontare tanti altri argomenti del suo lavoro, sperando di poter parlare presto dello spettacolo “Reggeton” (quello senza la A!), perché significherà che un altro dei suoi sogni è stato realizzato.

Federico Armeni

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