Capitolo Ponte sullo Stretto tra Sicilia e Calabria: Deve cambiare la mentalità degli Italiani sul tema

Proviamo a fare un punto sul “Capitolo Ponte sullo Stretto”.
1. Dire che non si deve fare per gli interessi delle mafie mentre da 80 anni la mafia mangia con i barconi tra Calabria e Sicilia è come dire che davanti casa non vuoi il marciapiede ma vuoi continuare a camminare sulla terra e il brecciolino perché sennò la mafia ci mangia, consapevole che tanto alla strada successiva sta mangiando uguale. Invece no, devi LOTTARE affinché quel marciapede possa farsi, legalmente. Rinunciare a priori fa due danni: vivrai sempre sul brecciolino, e la mafia continua a fare i suoi interessi altrove.
2. DEVE CAMBIARE l’idea che una cosa non si può fare per colpa della Mafia, ma bisogna cominciare a pensare che una cosa che SERVE in italia si possa fare. Altrimenti significa non avere speranza, non avere futuro, e accettare di essere servili alla Mafia. Per il resto, ogni volta che vedi articoli sulla fattibilità o meno del ponte fanno ridere, visto che i ponti son stati fatti in luoghi con sismologia 10 volte più grandi dell’Italia, vedi California e Giappone.
Siamo pieni di italiani “la qualunque” (per citare Antonio Albanese, che ha descritto perfettamente un certo tipo di ignoranza italiana), ma almeno chi spera e crede in qualcosa di diverso, cominciamo a CREDERE in qualcosa di diverso. Avete anche dei figli… date loro una speranza, un pensiero, una facoltà di vivere in maniera diversa dall’omertà e dai soprusi politici che avete vissuto durante la vostra esistenza.

Il dramma degli italiani è che si fanno abbindolare da dibattiti tv e sviluppano una idea stereotipata a pecoroni senza pensare con la propria testa.
Ad esempio sono 30 anni che sento parlare che il ponte sullo stretto danneggia l’ambiente o che è brutto….. Eppure nel mondo ci sono ponti meravigliosi autentici monumenti che connettono le due terre separate e permettono un maggiore sviluppo della zona.
Ma qua ancora nel 2016 si pensa che il ponte sullo stretto di Sicilia sia non da fare, favorendo così le mafie e la politica retrograda che vuole che tutto rimanga così, coi loro barconi che ogni giorno fatturano milioni e inquinano il mare.
Il ponte va fatto e se non cominciamo a pensarla così non si farà mai. Perché nel 2016 mentre in tutto il mondo, dal Vietman all’Estonia, collegano le terre separate con dei ponti stupendi, in Italia dobbiamo rassegnarci di perdere un’ora e mezzo per varcare lo stretto, e avere ancora i barconi che inquinano quotidianamente le acque?

Cominciamo a pensare le cose giuste. È già l’inizio di qualcosa.


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