Zucchero, recensione del nuovo disco Black Cat: la dimensione da star che supera il contenuto

Innanzitutto quando si parla di un nuovo disco di Zucchero, dipende sempre da come ci si approccia per parlarne. In base ai precedenti dischi, cosa necessaria per misurare il percorso di un artista, in base alla dimensione nazionale, necessaria per appurarne il livello intellettuale di oggi, in base alla dimensione internazionale, necessaria per capire la commercialità del disco.

E’ chiaro che nel caso di Zucchero, il punto di vista più o meno forte su uno dei 3 fattori, sbilancia o meno in un senso l’opinione sul disco stesso. Difatti è assai riduttivo limitarsi alla dimensione nazionale dell’artista in questione, come sarebbe fuorviante considerarne soltanto quella internazionale. Mentre nel caso della retrologia, solitamente si fa un danno enorme a paragonare un disco di “oggi” con gli altri passati, specialmente dopo una gloriosa carriera fatta di record senza precedenti.

Insomma, è chiaro che a meno che non ci scappi quel capolavoro che possa far urlare al miracolo, le critiche negative arrivano sempre per chi ha abituato il pubblico molto bene. E se ci pensate bene, non è così soltanto nel mondo artistico, ma anche quello sportivo, politico, e persino personale e affettivo.

La Dimensione Nazionale

La dimensione nazionale è quella più importante dal punto di vista della mera critica e dal punto di vista del pubblico diciamo “storico”, ma anche allo stesso tempo quella meno importante dal punto di vista commerciale. Dell’Italia oggi, a chi importa più di tanto? Siamo sempre più un piccolo Paese al cospetto dell’economia mondiale, e a maggior ragione nel campo musicale, dove la lingua italiana è diventata totalmente di nicchia.

Lo Zucchero nazionale di “Black Cat” porta degli aspetti certamente positivi per dei testi maturi e attuali. Parlando ovviamente di musica “Pop – Rock”, e non certo di mero cantautorato, le parole di Fornaciari sono sempre le più musicali dell’intero panorama nazionale, quello in grado di creare le rime più vincenti e comunicative. Se con “Partigiano Reggiano” è riuscito a diffondere a macchia d’olio un termine super regionale come “Slempito”, con il resto dei brani riesce comunque a cogliere il segno con tanti tormentoni (“Il panino al salame” di “13 Buone Ragioni” rischia di diventare un cult, a dispetto del brano musicalmente più sciapo del disco), con testi che ricordano i fasti di “Madre Dolcissima” e “Diamante” (Vedi “Hey Lord” e “Terra Incognita”), e con brani di una poetica anche nuova per Zucchero, come nel caso di “Fatti di Sogni”, per caratteristiche più vicine a uno stile à la De André che al solito Soul mood di Sugar.

La Dimensione Internazionale

E’ qui che il Nostro la vince su tutti i piani: di fatto da Blue’s in poi, 1987, produce i dischi prodotti in maniera migliore in Italia. E tanti mi chiedono: che significa migliore? Significa usare le tecnologie adatte, i suoni al passo con i tempi, e ovviamente gli strumentisti più all’altezza per quella situazione. Zucchero praticamente da 30 anni produce un disco che è una sorta di pietra miliare per quanto riguarda la qualità di produzione di un album; E’ di fatto l’unico in Italia che ha un sound all’altezza dei più grandi (per fare nomi: Coldplay, Moby, Springsteen, ciascuno per caratteristiche differenti), e che si è potuto costantemente permettere di piantarsi nei migliori studios statunitensi e britannici, con i produttori del momento e il metodo di lavoro attuale.
Come dicevamo nella premessa, ipervalutare questa dimensione sarebbe errato, perché la grande produzione spesso copre proprio un problema di ispirazione, e fa sembrare oro anche una tazza di coccio. Nel caso di Sugar sicuramente non siamo davanti al coccio, ma è fuori di dubbio che anche nei pezzi palesemente meno ispirati (e purtroppo da “Bluesugar” in poi ce ne sono stati diversi) lui riesce ad avvolgerti con una coltre di suoni talmente ammalianti, da farti passare persino… “il panino al salame”…

Il Confronto col Passato

The last but not the least… come direbbero quelli bravi, arriva uno dei punti più cari ai critici, che io personalmente non amo: il confronto con il passato.
Nel caso dell’artista nato nella piccola provincia di Reggio Emilia su questo punto parte da una situazione di vantaggio perché a ogni album sembra come se si scrollasse del passato e volesse fare qualcosa di nuovo. Poi ovviamente la personalità e le qualità sono quelle, e nella diversità di suono, di momento e di progetto, esce comunque fuori qualcosa di “simile” al passato.
E ricordiamoci quando parliamo di nuovi dischi di Zucchero che, nonostante la sua piuttosto frequente presenza in radio, tv e tours, i dischi di inediti escono in media ogni 3 anni, con un rallentamento forte nell’ultimo quindicennio, dove di fatto dopo il 2001 (“Shake”), Zucchero ha sfornato soltanto tre dischi di inediti incluso questo “Black Cat” (gli altri sono “Fly” e “Chocabeck”), in mezzo a un mare di Live e Best Of.

In “Black Cat” Zucchero è partito come sempre dall’attualità, da una freschezza di suono invidiabile, e al pari dei più grandi del momento.

L’arroganza positiva di Zucchero, quella dose di follia che palesemente ha, lo porta a gareggiare con Beyoncé e Adele, e a non aver timore di far suonare una sua hit dopo quelle dei multimilionari di Holliwood, Londra e dintorni. La sua dimensione è quella.

Nella sua italianità che difende con forza Sugar è però una star internazionale, e gli piace e ci si culla. Sarebbe davvero inutile chiedere a Zucchero di stare dalla parte dei grandi autori italiani, o quantomeno di stare solo in quel lato del mare.

Nel confronto col passato molti dei brani gareggiano con orgoglio, e anzi ci stanno ben messi in un ideale super best of dei suoi 30 anni da star. “Love Again” è il pezzo che ha una matrice internazionale più grande, ma che ha dentro anche quella meravigliosa autorialità all’italiana in cui anche un De Gregori e un Guccini ci starebbero bene (e non è un caso che Zucchero sia da loro stimato come dei veri e propri fans). “Fatti di Sogni” ha la grandiosità di essere sì dal respiro internazionale, tanto è che è stata scelta come singolo per il mercato ispanico (in duetto con Alejandro Sanz), ma ha anche la apprezzabilissima provincialità italiana, tanto da ricordare come sound e come incalzare le atmosfere di “Creuza de Ma” di Fabrizio De André.

Dove perde il confronto con il passato è nei veloci, dove per naturale e biologico decadimento dell’ispirazione in merito alla voglia di “vederti ballare” (“Il mare impetuoso al tramonto…”) i pezzi sembrano più dei giochi e dei piacevoli intermezzi che delle vere e proprie hit su cui puntare.

Infatti un brano come “Hey Lord” mi dovete dire quante lunghezze di distanza può dare a un brano davvero inutile come “L’anno dell’amore”. Tantissime, a mio avviso.

Ma Zucchero, un po’ per difetto (a 60 anni davvero si pensa di produrre le stesse idee ed energia di quando se ne avevano 35?), un po’ perché a lui piace ancora “funkeggiare” nonostante la mancanza di una vera idea che lo porti a comporre brani che possano anche solo avvicinarsi a “Baila”, “Per Colpa di Chi”, “Diavolo in Me”, “Solo una Sana e Consapevole Libidine”, “Overdose” o le stesse “Music in Me”, “Olsmm”, “Porca l’oca”, “Datemi una Pompa”, si ostina a inserire dei veloci in album che invece potrebbero diventare pietre miliari di qualità e bellezza sonora.

A lui lo scherzetto piace, e ai suoi fans anche, ma criticamente parlando non si può non constatare un decadimento sotto questo aspetto, per altro già visibilissimo in “Chocabeck”, dove figuravano pezzi mediocri come “Un Uovo Sodo” e “Vedo Nero”. Quest’ultima diventata poi un grande successo e piacevolmente riarrangiata nel tour de “la Sesiòn Cubana”, ma pur sempre un brano che non entrerebbe nemmeno come bonus tracks in album magistrali da “Shake” in giù (in senso temporale).

Parlando di produzione che rende oro anche ciò che non lo è, “La Tortura della Luna” è un vero e proprio tripudio di bassi scintillanti e sonorità da rock anni ’70 davvero encomiabile. E ha il pregio di non irritare per banalità nel testo, cosa che come detto avviene purtroppo in “13 Buone Ragioni”, e non fa molto meglio “Ti Voglio Sposare”, dove il ritornello diventa ridondante e poco interessante. Ma ribadiamo, qualora non si fosse capito, l’assoluta ottima produzione delle stesse, nei suoni davvero gradevoli. Si può discutere l’idea e l’ispirazione, ma non il lavoro in studio e la grande professionalità con cui Zucchero e il suo team hanno tirato fuori i brani di questo album.

Parlando di curiosità, ma curiosità comunque utile a capire anche qualcosa in più, ci sono due brani il cui mood ricorda quello degli inizi di Zucchero: sempre “13 Buone Ragioni” sembra incarnare lo spirito de “Ti Farò Morire” e “Per una delusione in più” (l’ormai celebre “un panino al salame”, se rallentato, è la stessa identica frase in cui Zucchero dice “e adesso io non gioco più” o “non vedi che sei stata tu”), e “Terra Incognita” ha l’arpeggio che ricorda la successione armonica nonché alcune frasi melodiche di “Solo seduto sulla panchina del porto…”.

In finale, con “Black Cat” il 29 aprile 2016 è stata scritta un’altra pagina di storia della musica italiana, perché Zucchero, a dispetto dei detrattori e dei leccaculo (ho sempre pensato che fanno molto più danni quelli che servono il loro padrone dicendo sempre “sì va bene” piuttosto che quelli che non si sa perché gli stai sulle palle dalla nascita e diranno sempre che hai scritto delle cagate), questo fa: la storia della musica italiana.
E malinconicamente ci renderemo tutti quanti conto della sua importanza quando non ci sarà più un artista così vero e unico nella nostra contingenza storica nazional popolare in termini di produzione musicale non da camera. Intanto, godiamocelo.

Federico Armeni

13082500_10209650912377741_4138873039694673733_n

13095747_10209652476376840_470587536644452918_n

Zucchero_-foto-di-Meeno-20

IL PRECEDENTE ARTICOLO – NOTIZIA SULL’USCITA DEL NUOVO DISCO DI ZUCCHERO (20 marzo 2016)

Zucchero: un ritorno un po’… “slempito”, a suon di Partigiano Reggiano e Black Cat

Torna Zucchero, con un singolo radiofonico che in mezza giornata ha già scombussolato le radio nazionali e l’etere mondiale: ma che significa “slempito”? Ma dice “parmigiano” o “partigiano”? Quanti pezzi cita in un solo pezzo, da “Il mio Canto Libero” a “Cry me a river”?

Innanzitutto tocca avvertire gli italiani che la parola “slempito”, non esiste nel vocabolario, e probabilmente se il pezzo continuerà a diffondersi così tra la gente, diverrà un nuovo vocabolo di uso comune, di cui la Treccani dovrà prima o poi rendere il conto. “Slempito” è un suono, è un participio passato che viene da “slamp”, e può a seconda della soggettività indicare un passo, un ballo, una sculacciata, una stoccata di chitarra, una risata. Oppure un termine dialettale della Lunigiana, area geografica dove Zucchero vive e che conia continuamente parole che sono il mix tra emiliano, toscano e ligure. Può essere tutto. E questo modo di “coniare” parole nelle canzoni, ricorda molto la modernità dello slang americano nel rap e nella black music, e soprattutto del reggaeton e nella musica latina, dove persino i titoli delle canzoni sono spesso dati da parole appena coniate che poi diventano di uso comune tra la gente.Clipboard01

Insomma il ritorno di Sugar dopo parecchi anni (i suoi dischi di inediti solo sempre più centellinati, infatti dal 2001 a oggi questo “Black Cat” sarà il terzo disco di inediti in 15 anni) è in perfetto stile Zucchero: tanto Blues nella musica, tanti doppi sensi nel testo, e una vagonata di dibattiti e polemiche dietro.

Il testo ha dentro Mogol e Panella, così come i Rolling Stones e Joe Cocker, e la musica parte di fatto da un riff del suo Maestro e di cui non ha mai nascosto l’amore fanatico, nel pezzo “Cry Me a River”. Anche stavolta la platea si dividerà tra plagio o meno, ma il fatto che Zucchero nonostante parecchie cause non sia mai stato condannato legalmente da nessuno e che in molti casi gli artisti “citati” si siano detti onorati del suo “omaggio”, dovrebbe sedare gli animi sull’argomento.

Argomento su cui però critici e social network continuano a infervorarsi, senza forse davvero lasciarsi andare alla bellezza della musica di Zucchero, così sempre magistralmente prodotta e suonata, cantata e strillata, nelle radio e nei palchi di tutto il mondo. Un artista che ormai ha compiuto 60 anni e che con 35 anni di carriera alle e sulle spalle forse meriterebbe una considerazione definitiva sulle sue “citazioni” e i suoi “omaggi”, che mai sono reputabili davvero dei plagi musicali. Zucchero è una spugna musicale, e nella sua musica c’è una sorta di bignami del rock, del blues, del soul, e del cantautorato italiano degli anni ’60-’70-’80. Ce l’ha dentro, e gli piace restituirla alla massa.

Se invece infatti di dividersi sull’argomento plagio, si osservasse il grande fatto che solo grazie a lui in Italia in radio possa essere trasmesso qualcosa che abbia quel tipo di sound e quella antropologia musicale così pregna di bellezza e qualità, al posto dell’invasione del pop smielato e identico a sé stesso proveniente dai talent show di oggi?

 

Inoltre, attraverso la pagina Facebook di Zucchero, è stato annunciato che:

“Giovedì 24 Marzo alle 20.00 in contemporanea su tutte le radio italiane “Partigiano Reggiano”, il primo singolo estratto da “Black Cat”, il nuovo album di inediti di Zucchero in uscita il 29 Aprile, prodotto da tre grandi nomi del panorama internazionale: T-Bone Burnett, Brendan O’Brien e Don Was.
Sempre lo stesso giorno il brano sarà in esclusiva streaming sulla piattaforma TIMmusic a partire dalle ore 14.00.
“Voci (Namanama version)” è invece il brano scelto come primo singolo per il mercato internazionale e sarà in rotazione radiofonica nelle radio estere da venerdì 25 marzo.
Nel disco un brano firmato da Bono e la straordinaria partecipazione di Mark Knopfler in “Streets Of Surrender (S.O.S.)” e “Ci si arrende”.
E da venerdì 25 Marzo “Black Cat” in preorder su iTunes e Amazon.it.
Ecco la tracklist: “Partigiano Reggiano”, “13 Buone Ragioni”, “Ti Voglio Sposare”, “Ci Si Arrende” – feat. Mark Knopfler, “Ten More Days”, “L’Anno Dell’Amore”, “Hey Lord”, “Fatti Di Sogni”, “La Tortura Della Luna”, “Love Again”, “Terra Incognita”, “Voci (Namanama version)”, “Streets Of Surrender (S.O.S)” – feat. Mark Knopfler.
Per chi acquisterà da iTunes, ci sarà la possibilità di ottenere subito come instant gratification i due singoli “Partigiano Reggiano” e “Voci (Namanama version)”, mentre su Amazon il disco sarà in preorder in tre versioni: cd, vinile “standard” e vinile rosso limited edition.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...