The Danish Girl: Eddie Redmayne sontuoso in una grande pellicola di Tom Hooper

Dopo il capolavoro de “La teoria del tutto”, altra prova magistrale per Eddie Redmayne, che dà il suo enorme contributo all’interno di un film perfettamente riuscito.

Entrando nella delicata questione della sessualità, il regista Tom Hooper (già magistrale ne “Il Discorso del Re”) evita di entrare nella demagogia assoluta, e fugge da un messaggio che, per quanto possa essere giusto ricordare, è ad oggi ridondante, cioè la libertà sessuale.

Come dire: a livello intellettuale e mediatico è già stato detto e fatto tutto. Se poi ci sono ancora esseri viventi che continuano a giudicare gli altri reputandosi migliori in virtù dell’orientamento sessuale, non possiamo farci nulla.

Tom Hooper così non mette mai una frase del film dove si possa esporre sul tema della sessualità in generale, ma si concentra sul disagio del singolo individuo, cioè Einar Wegener, che da felice marito di Gerda diventerà presto la donna che era dentro di sé ma che pure non era mai riuscita a uscire. Fino al giorno in cui Gerda, pittrice, riesce a dipingere la sua vera essenza su di un quadro, ed egli stesso cominciare a vedersi per davvero ciò che è, a fondo e dal di dentro.

Si parla di un contesto storico intorno agli anni ’20, dove sentirsi donna ma biologicamente essere uomo è reputata una malattia a tutti gli effetti, e così il contributo medico e psicologico risulta essere nullo, o peggio deleterio. Passando per raggi laser e tentativi di farlo internare, Einar troverà nell’amore della moglie e di un medico diverso dagli altri la sua strada.

Oggi i diari di Einar sono un best seller venduto in tutto il mondo, e simbolo dei transgender e del mondo omosessuale della sensibilità di chi deve attraversare una partita difficilissima con il suo corpo e la sua esistenza.

Uno dei punti forti del film è la manifestazione del dolore della moglie Gerda (interpretata da Alicia Vikander), che dall’obiettivo di avere un figlio da suo marito passerà invece a passare la sua vita ad appoggiare quell’uomo a diventare donna. Un passaggio drammatico che non poteva non essere rappresentato al pari di quello di Einar.

Proprio per questo la forza del film sta nel non concentrarsi troppo sul tema sessualità in sé, ma sulla sensibilità delle persone, sulla partita che devono giocare in questa vita, e sull’affetto, l’amore, l’aiuto che queste possono darsi.

In una fotografia patinata di lodabile gusto e un’eleganza dell’insieme che rende molto cinematografico il film, “The Danish Girl” non risulta una pellicola pesante nonostante il tema, ma anzi è godibile e intenso, ironico e gioioso, perché dentro tanto combattere, c’è sempre un motivo per sorridere e sperare in qualcosa di migliore che renda questa società davvero degna di esser definita tale.

Pertanto i due attori protagonisti sono dei seri candidati all’Oscar, perché protagonisti assoluti della pellicola, ricamata attorno alle loro due personalità e mai invadente ma anzi descrittiva verso la loro storia e le loro vicende.

Imperdibile, e consigliato in lingua originale, almeno alla seconda visione. Perdere l’interpretazione dal vivo di questi due grandi attori sarebbe davvero imperdonabile.

Federico Armeni

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