Carol, l’eleganza e la raffinatezza di un cinema raro

Se ormai le storie si assomigliano tutte, la differenza la può fare sempre di più la regia, la fotografia, e ovviamente la qualità degli attori.

Fermo restando che in Italia è difficilissimo vedere i film in lingua originale – cosa invece più semplice per i giornalisti che recensiscono, le cui proiezioni stampa sono sempre in originale sottotitolate – e quindi valutare gli attori è quantomeno fuorviante non sentendone nemmeno la voce, “Carol” si fa amare per la sua rara eleganza e raffinatezza, nel ritmo, nella sceneggiatura, nell’ambientazione, e nella regia.

Infatti Todd Haynes sembra essere uno degli ultimi romantici del cinema che ancora preferisce far parlare uno sguardo e una inquadratura fissa degli occhi, un primo piano sulle mani e un riflesso su di un vetro, piuttosto che l’esplicita parola.

Con una Cate Blanchett al massimo della sua sensualità, evidentemente più a suo agio nell’amore verso una giovane donna che verso un virile maschio, “Carol” sembra essere un episodio raro del cinema americano e internazionale, non a caso apprezzatissimo dalla critica, anche se meno dal pubblico, che notoriamente non premia al botteghino il cinema d’autore.

Ma come direbbero a Masterchef: “la raffinatezza è per pochi”.

Federico Armeni

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