Paolo Conte: 78 anni di gran voce ed esperienza alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica

27 Luglio 2015, Paolo Conte live alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica

Roma, Auditorium Parco della Musica 27 07 2015 Luglio Suona Bene Concerto di Paolo Conte "Snob" ©Musacchio & Ianniello ******************************************************* NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l'avvenimento in oggetto o  per pubblicazioni riguardanti la Fondazione Musica per Roma *******************************************************
Roma, Auditorium Parco della Musica 27 07 2015
Luglio Suona Bene
Concerto di Paolo Conte “Snob”
©Musacchio & Ianniello
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NB la presente foto puo’ essere utilizzata esclusivamente per l’avvenimento in oggetto o per pubblicazioni riguardanti la Fondazione Musica per Roma
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Roma, Auditorium Parco della Musica 27 07 2015 Luglio Suona Bene Concerto di Paolo Conte "Snob" ©Musacchio & Ianniello ******************************************************* NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l'avvenimento in oggetto o  per pubblicazioni riguardanti la Fondazione Musica per Roma *******************************************************
Roma, Auditorium Parco della Musica 27 07 2015
Luglio Suona Bene
Concerto di Paolo Conte “Snob”
©Musacchio & Ianniello
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NB la presente foto puo’ essere utilizzata esclusivamente per l’avvenimento in oggetto o per pubblicazioni riguardanti la Fondazione Musica per Roma
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Roma, Auditorium Parco della Musica 27 07 2015 Luglio Suona Bene Concerto di Paolo Conte "Snob" ©Musacchio & Ianniello ******************************************************* NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l'avvenimento in oggetto o  per pubblicazioni riguardanti la Fondazione Musica per Roma *******************************************************
Roma, Auditorium Parco della Musica 27 07 2015
Luglio Suona Bene
Concerto di Paolo Conte “Snob”
©Musacchio & Ianniello
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NB la presente foto puo’ essere utilizzata esclusivamente per l’avvenimento in oggetto o per pubblicazioni riguardanti la Fondazione Musica per Roma
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Foto Musacchio & Ianniello

Il tempo passa, e con sé i nostri anni. E anche artisti che nella nostra testa rimangono sempre uguali, o con l’illusione che possano essere immortali, invecchiano e se ne vanno. Il passato Secolo ci ha regalato i più grandi cantautori italiani, oltre che l’invenzione della Pop Music, del Rock, e del Jazz.

E’ proprio all’inizio del passato Secolo che il Jazz nasceva, fondando le sue radici nella schiavizzazione dei nei d’Africa in America. E’ da così lontano nel tempo e nello spazio che viene Paolo Conte, che negli anni ’60 era un ultraventenne e ha potuto vivere dal vivo il successo del Jazz in Italia e nel mondo. Erano gli anni di Duke Ellington e Benny Goodman, di Cole Porter e George Gershwin, a cui seguiranno presto i vari Miles Davis e John Coltrane, nonché i crooners Frank Sinatra e Tony Bennett. E in Italia iniziava la carriera un certo Fabrizio De André, che insieme a Bruno Lauzi, Mauro Pagani, Gino Paoli e tanti altri formavano il filo cantautoriale ligure, immerso tra Jazz e Mediterraneo.

E’ da tutto ciò che viene la musica di Paolo Conte, piena di quella Genova e quell’Italia tanto cara alla sua adolescenza, che porta ancora oggi con sé in giro per il mondo con quella vena di nostalgia di tempi andati.

Tra fisarmoniche e violini, clarinetti e tocchi di pianoforte, scorrono le splendide note di “Sotto le stelle del jazz”, “Max”, “Come dì”, “Alle prese con una verde Milonga” e “Vieni via con me”, mischiandosi alle sonorità vintage di “Snob”, ultimo riuscito album della sua carriera.

L’Auditorium Parco della Musica registra un piacevole tutto esaurito, e il bis di “Vieni via con me” è uno splendido regalo a sé stesso e al pubblico. Il volto rude di Paolo Conte si fa aperto e sorridente, nel vedere la Cavea stracolma a cantare “It’s wonderful, it’s wonderful, good luck my babe…”.

La voce di Paolo Conte sembra in quella fase di maturità naturale che potrebbe portarlo ad incidere dischi anche di cover dei grandi crooner americani, e soprattutto quando il maestro si alza in piedi a cantare, sembra proprio svestire la sua anima di pianista e jazzista per incarnare quella di cantante ed esecutore.

L’augurio è che la sua vita possa continuare ancora con lucidità, e regalarci tante altre registrazioni utili a farci godere come incantati ascoltatori.

Federico Armeni

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