Litfiba 2015: al Rock in Roma un grido di rabbia e musica

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Piero Pelù scatenato come sempre, e senza peli sulla lingua, sul palco di Capannelle con Ghigo Renzulli e una band di una energia e tecnica invidiabili.

A vederli nel 2015, dopo essere stati la band rock di riferimento degli anni ’90, fa impressione. L’età è servita loro soltanto per avere più coscienza e qualità, mentre la forza sembra essere rimasta intatta.

A cominciare dal dialogo con il pubblico, che con l’età non si è fatto asettico o più formale, ma che anzi si accende con la stessa irriverenza di una volta. E il cartello, scritto sul palco da Pelù con un pennarello, “Fuck Mafia Capitale”, ne è la più grande conferma.

E così le parole di un Pelù che ricorda come il Rock abbia prima di tutto una funzione sociale si intrecciano con i grandi pezzi scritti dai Litfiba nella loro carriera.
“Tetralogia degli elementi” è un bel nome per il tour, che pretende di riprendere 4 dischi fondamentali della band toscana oggi. Ma anche e soprattutto di legarsi a terra, fuoco, aria e acqua che vengono musicalmente e energeticamente rappresentati da una band completa e ultradimensionale.

Quando si vede suonare Ghigo, ci si rende conto come si è davanti a uno dei più grandi chitarristi e compositori rock del passato Secolo, e vedendo Pelù si realizza come si è di fronte a uno dei più grandi cantanti rock della storia. Solo che l’Italia oggi è comunque un piccolo Paese, rispetto al dominio statunitense e britannico, per cui i vari Robert Plant, Jimmy Page, Axl Roses, Slash e via dicendo rappresentano un qualcosa di superiore a livello di considerazione musicale, ma se Ghigo e Pelù fossero americani, forse si parlerebbe di loro come di alcuni dei più grandi musicisti Rock della storia musicale mondiale moderna.

Piero Pelù dedica i pezzi alle vittime dell’eutanasia, della violenza sulle donne, nonché ai vari politici che da Craxi, Andreotti, Forlan (lui li chiama “Caf) fino al “boy scout” Renzi, hanno ridotto l’Italia al disastro economico, sociale e culturale di oggi.

Sono Litfiba attivissimi e accesissimi, e se Pelù protesta urlando “Resistenza!”, Ghigo lo fa con la sua arrembante chitarra elettrica.

La location di Capannelle sembra anche essere cresciuta molto in termini di qualità del suono e visibilità del palco, e il concerto scorre alla grande, senza intoppi. Inoltre i canali di entrata ed uscita sono canalizzati in maniera adeguata per la entrata e l’uscita del pubblico. Il problema parcheggi rimane sempre, anche perché cercare di portare almeno un terzo del pubblico a Capannelle coi mezzi (come dissero due anni fa in conferenza stampa gli organizzatori del Festival) sembra un miraggio con l’attuale sistema viario e di trasporto della zona. Basti pensare che dalla metro Colli Albani all’Ippodromo va un solo autobus, che parte ogni 50 minuti. Inutile quindi ricordare i problemi logistici del Festival, che sono causati dalla perenne disorganizzazione di Roma come città.

A proposito di Roma, Pelù non ci va tenero, urlando più volte “Mafia Capitale, vaffanculo!”, e, come detto prima, mostrando un enorme cartellone con scritto “Fuck Mafia Capitale”.

In tutto ciò scorrono pezzi meravigliosi della epoca musicale degli anni ’90, da “Spirito” a “Lo Spettacolo”, da “El Diablo” a “Sparami”, da “Fata Morgana” a “Regina di Cuori”, fino al finale con “Gioconda”. Ci sono anche varie chicche e brani meno eseguiti nei loro passati tour, come “Dottor M” e “La musica fa”.

Il live va che è una bellezza, e francamente come pubblico e come ascoltatori, non possiamo che essere contenti di ascoltare una di quelle band che sembra meritarsi la nomenclatura di “immortale”. Almeno per un paio di generazioni, i Litfiba lo sono.

Federico Armeni

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