La Nona di Beethoven vista da Roberto Zappalà: il corpo come mezzo essenziale per l’unione tra gli uomini

“La vita senza musica sarebbe un errore”. Friedrich Nietzsche.

Dal silenzio alla musica, senza troppe contraddizioni. Anzi. Se Roberto Zappalà sembra continuare a tenere il concetto di “suono” come totalmente primario in ogni suo lavoro (d’altronde quale coreografo potrebbe lavorare soltanto nel silenzio?), è pur vero che il silenzio costituisce tuttavia una parte centrale di ciascuno dei suoi lavori.

Come già descritto nelle due interviste fatte all’artista siciliano su Livecity, questo ultimo lavoro, “la Nona”, è il 3° step del progetto “Transiti Humanitatis”, che vedrà la chiusura del cerchio con “I’m Beautiful” nel 2016 (anteprima al Comunale di Ferrara), e iniziato con “Invenzioni a tre voci” e seguito con “Oratorio per Eva”.

La caratteristica principale dell’artista catanese è quella di vedere la danza sempre come mezzo e mai come fine. Se è vero che la danza in sé è già appunto danza, e quindi sicuramente valevole di attenzione e entusiasmo, è altrettanto vero che da sola non riuscirebbe a costituire il mezzo per esprimere qualcosa di organico, espressivo, chiaro seppur complesso. Il fare arte con la danza significa appunto prendere quel mezzo d’espressione per dire qualcosa, cioè comunicare ad un pubblico più o meno vasto il messaggio, il contenuto, l’esigenza che si voleva trasmettere. Se nella definizione di arte c’è la appunto la parola “comunicazione”, è elementare come lo sforzo dell’artista deve essere sempre quello di raccontare qualcosa, con il mezzo che sceglie.

Zappalà non potrebbe mai fare a meno del messaggio per i suoi spettacoli, così come le sue astrazioni mentali non potrebbero mai rimanere cieche e inespresse, piuttosto che invece esplicate sulla scena tramite musica, scenografia e drammaturgia.

“La religione non è necessaria, ma la spiritualità forse sì”, inizia lo spettacolo in un Teatro Bellini delle grandi occasioni a Catania, con la voce narrante di un vescovo al femminile… Sul retro, una scena fatta di tutti i resti del mondo, già a impostare drammaturgicamente il discorso sullo spreco dell’essere umano odierno, del suo disordine e della sua irrazionalità.

L’incontro tra i popoli, la loro incomprensione, e infine la ricerca dell’amore tra gli stessi, sono palesati da vari momenti de “La Nona”. Emblematica la frase ripetuta in diverse lingue in un momento di grande poesia e respiro da uno dei danzatori: “il nostro corpo. Con un intero tempio in questo corpo, che bisogno c’è di un altro? Nessuno ha chiesto di averne due”.

Con le musiche di Ludwig Van Beethoven, Sinfonia n°9 op.125 nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt, pianisti Luca Ballerini e Stefania Cafaro, controtenore Riccardo Angelo Strano, il discorso drammaturgico lascia spazio a queste meravigliose note.

In fondo Zappalà da alla musica una importanza centrale in questa opera: tesse un silenzio capace di creare un attesa tale da rendere quell’inizio delle note di pianoforte un piacevolissimo gusto. Come una pietanza dopo il digiuno, o l’abbraccio dopo l’indifferenza. Un inchino di fronte alla bellezza della musica, che il pubblico coglie, e poi apprezza fino alla fine, quando con il controtenore protagonista, si arriva un climax emotivo più che palpabile.

La scena è distanziata notevolmente rispetto alla platea, e Zappalà, avendo elaborato questo spettacolo proprio sulle numerose repliche del Teatro Bellini (e quindi successivamente proprio per teatri capaci di dare un grande spazio, per 12 danzatori, tre musicisti e uno sfondo fatto di “immondizie del mondo…), ha giocato proprio su questo. E’ infatti fine e delizioso l’espediente delle luci puntate contro il pubblico, in quel “preciso momento”, dove la drammaturgia si sposta sull’attualità, e rende quindi il pubblico parte del tutto. Chi sono quei curiosi “uomini in maschera”? I danzatori mascherati marciano verso la platea, e la platea è unita a loro dalle luci che annullano improvvisamente quel “buco nero” creato inevitabilmente dalla distanza tra scena e platea dove sarebbe situata l’orchestra, in altre situazioni scenografiche e musicali.

La forza di Roberto Zappalà non solo di adattarsi alla situazione e saper fare di necessità virtù , ma di essere attento ad ogni particolare, coglierlo e saperlo sfruttare, ne fanno quello che è oggi e che è considerato a livello nazionale e internazionale. D’altronde quando non si ha l’arroganza di pretendere come buono qualsiasi cosa che si fa, ma anzi premunirsi che non si facciano cavolate e non si crei una distanza incolmabile con lo spettatore, i risultati sono sicuramente facilitati. L’arroganza e la presunzione non facilitano la costruzione di uno spettacolo di livello, dove per forza di cose bisogna far veicolare un messaggio ben chiaro dentro l’animo dell’artista.

Quando non si ha nulla da dire, ecco che allora ogni sforzo è vano. E Roberto ha tantissimo da dire, come questo complesso, profondo, necessario ciclo di “”Transiti Humanitatis” dimostra.

Parlando di danza, è evidente ancora una volta come sia nella coralità a dare il meglio, perché è proprio nell’uso di un buon numero di danzatori in scena che Zappalà riesce a trasmettere quella potenza insita nella tecnica da lui stesso creata, quella del “mo.dem” (movimento democratico, insegnato nel suo centro “Scenario Pubblico” di Catania). E’ indubbio che se nei soli esce fuori la bravura del danzatore, e si possono apprezzare la raffinatezza e la cura di ogni singolo movimento e respiro, nel movimento corale dei danzatori esce una energia ineguagliabile che lo spettatore porta a casa dopo lo spettacolo come una bellissima pagina della sua vita vissuta.

Infine, se ancora ci fosse bisogno di snocciolare la bellezza di questo spettacolo, una cosa che ammalia qualsiasi spettatore pagante è l’enorme numero di riferimenti culturali che si possono ritrovare in tutte le cose de “La nona”, come dei precedenti spettacoli d’altronde. Si pensa a Kubrick e alla sua cinematografia inevitabilmente citata in questo spettacolo; si pensa a Tarkovsky, se conduciamo la ricerca del danzatore sul palco alla solitudine dell’uomo di fronte al grande dilemma della fede; a Stendahl, che nella frase “se per l’uomo basta conoscere se stesso, per conoscere gli uomini bisogna frequentarli”, sembra emblematicamente racchiudere tutto il discorso di fratellanza (ancora eventuale…) degli uomini narrata da Zappalà; fino a Isacco di Ninive che scrive “Senza conoscere la tentazione delle passioni non è possibile conoscere la verità. La tentazione è il luogo in cui noi conosciamo la verità”… quanto c’è di questa splendida verità, nel bacio che i danzatori danno l’un l’altro verso il finale?

Insomma, come al solito grande libertà di arbitrio e scelta di pensiero intellettuale, ma sempre con un grande minimo comun denominatore: l’emozione, di fronte a una danza fatta benissimo, a una musica eccezionale, a una scenografia imponente e a una drammaturgia piena di spunti.

Federico Armeni

CZD_Nona_stampa_phSerenaNicoletti1

CZD_Nona_stampa_phSerenaNicoletti2

CZD_Nona_stampa_SerenaNicoletti4

musiche
Ludwig Van Beethoven Sinfonia n°9 op.125
nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt

coreografie e regia
Roberto Zappalà

drammaturgia
Nello Calabrò

pianisti
Luca Ballerini, Stefania Cafaro

controtenore
Riccardo Angelo Strano

interpretazione e collaborazione
i danzatori della Compagnia Zappalà Danza:
Maud de la Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi,
Marco Mantovani, Sonia Mingo, Gaetano Montacasino,
Gioia Maria Morisco Castelli, Adriano Popolo Rubbio,
Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane Roustan,
Valeria Zampardi

lanona_logo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...