Intervista a Gaetano Vaccaro, danzatore di Jean Claude Gallotta

Eccoci qui con Gaetano Vaccaro, danzatore che personalmente seguo dai tempi dell’Accademia Nazionale di Danza. Oggi ballerino in pianta stabile della compagnia di Jean Claude Gallotta, lo abbiamo contattato per una chiacchierata sulla danza e sullo stato di lavoratore all’estero.

Innanzitutto, Gaetano, raccontaci come sei arrivato alla compagnia di Gallotta?

Mi ricordo esattamente il giorno dell’ audizione era il 17 Giugno del 2010, lo stesso mese in cui mi Diplomai al Conservatorio di Parigi. Era la mia prima audizione per una grande compagnia, andai giusto per fare dell’esperienza. Gallotta cercava due uomini e una donna per una ripresa di ruolo di uno spettacolo intitolato “L’homme a tete de chou“ un omaggio a Serge Gainsbourg e a Alain Bashung. All’audizione si presentarono 800 danzatori, gran parte di loro francesi e solo qualche danzatore Italiano. L’audizione fu lunga e tosta, quattro giorni di duro lavoro. Naturalmente ogni giorno venivano eliminati molti danzatori e alla fine eravamo rimasti circa in 20 tra uomini e donne. Ero un fan di Gallotta da sempre, e sapevo che avrei dato tutto me stesso per entrare in compagnia: così fu. Dopo essere stato esaminato per quattro giorni a Parigi e poi due giorni a Grenoble dove la compagnia ha residenza mi arriva una telefonata: “Ciao Gaetano sono Jean Claude Gallotta ho fatto la mia scelta… Benvenuto in Compagnia”.
Un sogno che diventa realtà, non riuscivo a credere che tra gli 800 danzatori uno dei due a entrare in compagnia ero proprio io. Iniziammo le prove l’11 Agosto del 2010 e a seguire ci fu una tournée mondiale meravigliosa, 200 date in totale, una durata di due anni e mezzo. Ecco come sono arrivato e sono da Gallotta!

Prima di lavorare per Gallotta, per quali coreografi avevi danzato?

Prima di entrare in compagnia ero uno studente. In Accademia a Roma avevo ballato (sempre come allievo) “Capriccio Italiano” di Adriana Borriello, e poi per altri coreografi che l’Accademia invitava annualmente. Una coreografa e insegnante che stimo e a cui devo tanto è Laura Martorana: se sono quello che sono oggi è anche merito suo. Laura ha creduto in me e nel mio talento dal primo giorno che entrai in sala in Accademia. Ricordo ancora le sue parole “Tu devi andare via, la tua Danza è fuori“, conoscendo le poche possibilità lavorative nel mondo della danza Italiana. Un coreografo con cui ho avuto l’onore di lavorare è Gigi Caciuleanu, allora direttore del Balletto Nazionale Cileno. Caciuleanu mi preparò due soli che ballai per il mio esame di diploma in conservatorio e nei vari concorsi europei a cui partecipai.

Quale coreografo pensi ti abbia dato di più e formato per costituire il danzatore che oggi è Gaetano?

Gallotta senza nessun ombra di dubbio. Quest’anno è la mia quinta stagione in Compagnia: 5 anni sono tanti, ho avuto la possibilità d’interpretare vari spettacoli di Gallotta tra il suo repertorio e le nuove piece, e penso che Gallotta mi abbia dato tantissimo, sono cresciuto a livello sia umano che artistico, anche se nella vita e soprattutto nella danza non si smette mai di crescere e imparare.

Parlando di Gallotta, cosa ci trovi di particolarmente interessante in lui, sia internamente, come danzatore della compagnia, sia esternamente, da critico del suo lavoro, di ciò che va in scena, delle sue coreografie e della sua regia?

Gallotta è un genio! E’ molto raro trovare una bella sintonia con il coreografo con cui si lavora. Per Gallotta la compagnia è la sua famiglia, la sua priorità. Ama i suoi danzatori e cerca di dare sempre il meglio di stesso. A livello umano è una persona molto generosa, simpatica e quasi comica: ha sempre la battuta pronta, un po’ come un italiano del sud! Sarà la sua origine italiana che lo rende un po’ più sciolto del classico francese! Trovo che la sua danza rispecchia molto la sua personalità, il suo modo di essere. Gli spettacoli sono quasi sempre come dei film, ti ci perdi dentro, arriva a toccare una sensibilità umana profonda, tocca il cuore dello spettatore e senza dubbio quello del danzatore che interpreta. Ha un occhio che fa per quattro: io lo chiamerei coreografo, regista, autore, compositore. Riesce a fare mille cose nello stesso tempo, si occupa di tutto. Quando siamo in creazione nello studio va molto velocemente, non ama perdere tempo: gli piace avere subito una “Maquette“, ovvero uno schizzo coreografico dello spettacolo, per poi lavoraci sopra. I suoi spettacoli sono quasi tutti scritti coreograficamente: è lui che da i passi, le frasi danzate, poi lascia lo spazio al danzatore d’interpretare a modo suo rispettando sempre la scrittura coreografica. Può lavorare in silenzio e poi mettere in musica o viceversa.Trovo interessante il fatto che Gallotta ti lascia essere te stesso, fa uscire la tua personalità, gioca con quello che tu sei realmente, soprattutto quando si tratta d’interpretazione.

Ora vivi a Parigi, raccontaci come è la vita da danzatore in Francia?

In Francia la cultura in generale è messa molto in valore: gli artisti hanno delle occasioni e delle opportunità lavorative meravigliose. Il danzatore in Francia ha l’opportunità di decidere dove andare a studiare (grazie alle differenti scuole nazionali) ci sono strutture di formazione di grande reputazione internazionale, e che tra di loro si distinguono per le differenti tecniche. Differenti stili come Classico, Contemporaneo, Jazz, Hip-Hop, è apprezzato alla stessa maniera. Quando si è danzatore professionale – ovvero che lavori per una compagnia sotto forma di contratto – la Francia offre delle possibilità economiche molto buone. Il danzatore in Francia può vivere solo e tranquillamente con il mestiere della danza. Vivere quindi della propria passione. Esistono più di 10 Centri Nazionali Coreografici che quest’anno festeggiano i loro 30 anni: i centri coreografici (Gallotta dirige quello della città di Grenoble) sono centri di altissima cultura diretti da Coreografi di fama internazionale e che sono legati con il Ministero della Cultura Francese. Ovviamente esistono anche le compagnie private che non sono legate al ministero della cultura ma che trovano aiuti economici altrove e che riescono sempre ad avere delle belle programmazioni, con tournée nazionali e internazionali. In Francia il lavoro del danzatore è un lavoro ufficialmente riconosciuto.

Tornando alla danza, come danzatore cosa cerchi oggi, che evoluzione senti di poter ancora vivere rispetto alla tecnica e alla professionalità da te raggiunta? Cosa pensi ti possa ancora mancare?

Come dicevo prima non si smette mai. La danza è un continuo imparare, crescere ed evolvere. Penso che la forma di evolvere sia il palcoscenico. Mi auguro di poter danzare, danzare e danzare ancora sul palcoscenico! Naturalmente la tecnica è sempre li presente e va nutrita nel quotidiano, giorno per giorno. Mi piacerebbe raggiungere ancora più maturità in scena, avere ancora più esperienza, non fermarmi mai! Ho sempre sete di danza. Il mio corpo necessita il movimento ed è la mia forma di espressione. Quando si balla si è stessi e non vorrei mai perdere questa sensazione, quindi quello che cerco è l’evoluzione continua, esprimermi e essere me stesso.

Un danzatore e un coreografo con i quali sogni di poter ballare o lavorare con?

Ci sono tanto coreografi con cui mi piacerebbe lavorare soprattutto francesi, ne potrei elencare una ventina! Per adesso mi godo Jean Claude Gallotta e sono onoratissimo di ballare per lui.

Ti faccio infine una domanda extra danza: consigliaci due musicisti che ami particolarmente in questo momento o che hanno fatto parte del tuo passato, e due film che allo stesso modo hai amato o ami tuttora.

Igor Stravinsky senza dubbio dopo aver danzato per 3 anni di seguito la Sagra della Primavera non si può che amare questo musicista. Poi amo John Cage.
“Respiro” è un film italofrancese realizzato da Emanuele Crialese che adoro vedere tutte le volte che la Sicilia mi manca, e con una delle mie attrici italiane preferite, cioè Valeria Golino.
“Fate Igoranti” è invece il film che amo da sempre, di Ferzan Ozpetek.

Grazie Gaetano,
Federico Armeni

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