Il pericolo del relativismo nella società odierna

Il senso critico è tutto. Oggi c’è un problema culturale enorme: quel vivi e lascia vivere fatto di menefreghismo e indifferenza, dove dietro a parole come “relativismo” e “giustificazione” si nascondono anche le scelte più becere. E, secondo alcuni, vanno accettate. A volte, anche sostenute.
Ma dietro questo meccanismo che sta trovando un pericoloso terreno fertile dietro la moda dello zen e dello yoga – senza capire lontanamente cosa essi siano – c’è una pericolosa azione dell’uomo, già mostrata e provata in altre epoche con drammatici risultati. Ma come affermano gli storici più dotti e persino filosofi e teologi, la legge dell’inevitabilità è parte stessa del Creato, sia che esso sia pensato religiosamente che scientificamente. Come se gli stessi identici errori (e orrori) debbano ripetersi ciclicamente senza poter far davvero nulla.
In ciascuna di queste epoche, chi ha saputo vedere e osservare quello che stava succedendo è rimasto un semplice osservatore e narratore della storia, come se almeno questa “inevitabilità” concedesse una testimonianza. Come dire, quantomeno la prova del fatto che errori e orrori sono già avvenuti decine di volte ciclicamente, la lasciamo scritta tramite chi i sensi svegli e coscienti li aveva nel mentre gli zombie si uccidevano l’un l’altro.
Di zombie si parla osservando con una mente leggera e slanciata gli esseri umani che passano e si incrociano dinanzi ai nostri occhi. Vediamo queste capoccette così piccole e accigliate, chiuse nel loro mondo dove i pensieri sono costituiti dalla rata della loro macchina, dalle musichine idiote che gli vengono sparate da radio killer, dai gingle pubblicitari e dai cartelloni per le strade che propongono soluzioni alla felicità tramite un magnifico nuovo acquisto… E quando questi esseri umani si incrociano, si scontrano e lottano per un posto al parcheggio e il miglior piazzamento al semaforo, i pensieri sono ancora più grigi, con grida interiori e anche esterne, litigi fino alla colluttazione fisica, e conseguenti racconti all’approdo di quanti “coglioni” si siano incontrati per strada.
Ed è così che la vita quotidiana procede, nella gran parte del mondo, dove l’automobile ha ridotto a Orango Tango gli uomini, il consumismo a autentiche lumache che sbavano di fronte al mero desiderio di possedere.

E nel frattempo, il “vivi e lascia vivere” procede. Lui la pensa così, io così, rispettiamoci. Evitando quell’inevitabile confronto che potrebbe far maturare l’uno anziché l’altro, perché oggi essere fermo nelle proprie posizioni, avere una propria idea, è diventato motivo di orgoglio. La televisione insegna ad avere opinioni personali, che vanno rispettate. Non importa le cagate che si dicono, né tantomeno è importante ricordare il significato di una parola che si sta usando. Basta dire quel che si pensa, e va bene tutto. E il “relativismo” vince. Questa parola così brutta… eppure, vincente nell’epoca dell’ “ommmmmm” insegnato da “yogi” presunti e maestri nati dalla autodefinizione di sé stessi.

Credo che gli approdi siano decisi veramente da noi, e se vogliamo che il nostro approdo non sia il parcheggio della nostra automobile dopo una marea di insulti e minacce, dobbiamo almeno cambiare noi stessi per cominciare a cambiare gli altri. Sopportare dei disagi, sentirsi degli eremiti, o farsi etichettare come pazzi, è un prezzo molto piccolo da pagare dinanzi alla immensa soddisfazione di approdare invece in un mondo interiore migliore, fatto di amore e pace, privo di invidie e odi. Riscoprire una sensibilità a cominciare da noi stessi, è fondamentale. Non diventare degli esseri corrucciati paurosi verso il prossimo, una missione. Migliorare, capire, crescere, discutere, criticare, noi stessi e il mondo attorno, l’unico mezzo per fare tutto ciò.
“Amiamo i cani”… scrissi nel primo volume de “La Vita è il Viaggio”… Ebbene, sarebbe l’ora di ricominciare a mettere le basi per amare anche gli esseri umani


Federico Armeni

usa3

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