“Remembering…” Wym Vandekeybus, 20 Febbraio 2013 all’Auditorium Parco della Musica

Equilibrio: Wim Vandekeybus incanta con un pezzo di repertorio dell’87, “What the Body Does Not Remember”

Scritto il 25 Febbraio, 2013 in REPORTAGES EVENTI DAL VIVO, TEATRO E DANZA

Che in Europa la danza abbia assunto delle forme di bellezza scenico-emozionale irraggiungibile lo si sa anche osservando spettacoli di questo livello. Wim Vandekeybus, coreografo belga, nel lontano 1987 regalava una piece piena di originalità e freschezza. La voglia di emozionare il pubblico coincideva con le idee coreografiche e di movimento dei danzatori, e il risultato fu travolgente.

Parlare al passato però è riduttivo, quando ancora oggi quella stessa piece riesce a sorprendere e colpire la platea. Certamente oggi rispetto ad allora quella qualità di movimento è prassi per i danzatori che studiano contemporaneo, ma le idee scenografiche e il percorso di “What the Body Does Not Remember” sono ancora valide e sorprendenti. Soprattutto in un Paese come il nostro, dove la danza è per pochi, e quella ricerca che si fa rimane a dir poco di nicchia.

Gli spettacoli di Vandekeybus, come vediamo dal suo sito, sono in tour anche per 5 o 6 date di seguito nello stesso teatro quando si parla di Belgio o Germania, come di Olanda e Francia. E non porta uno spettacolo l’anno, ma anche quattro o cinque.

Da noi certi coreografi vengono soltanto grazie a certi Festival, che uniscono l’aiuto pubblico alla forza della struttura per ospitare spettacoli così.

Insomma ci sono dei motivi economico – pratici che portano la danza contemporanea in Italia ad essere così rara: il pubblico non è molto, e gli spettacoli costosissimi. Per questo le compagnie italiane, che pure hanno spesso dentro tanto talento, producono spesso spettacoli che sono un rispettabile “saggio” delle tecniche di danza e di coreografia, ma che non impressionano per qualità scenica o costruzione di un percorso emozionale adeguato a quello che invece i vari Sidi Larbi, Hofesh Shechter, Akram Khan, regalano di continuo. In Italia non abbiamo produzioni di questo livello, per ovvi motivi, che sono appunto culturali: in pochi seguono il filone della danza contemporanea, e non ci sono i soldi necessari a un talento per sviluppare la sua idea di spettacolo.

Vandekeybus è uno che al talento ha potuto abbinare opportunità e riscontro, e pertanto oggi è quello che è.
A Roma ha portato anche “Booty Looting”, l’ultima produzione, intrisa di attualità e colpi di scena.
Noi siamo andati a vedere “What the Body Does Not Remember”: composto da differenti quadri, questo sembra essere un viaggio sulle capacità del corpo umano di relazionarsi con i suoi sensi, di mettersi a contatto con le sue infinite possibilità. “Ciò che il corpo non ricorda”, è un titolo che necessariamente suona provocatorio in maniera costruttiva, che parte da una idea di “risveglio” (quale è di fatto il ricordo) per sentirsi vivi e assaporare le nostre possibilità.

Assistiamo a due corpi maschili manipolati da una danzatrice seduta su un tavolo che grazie al movimento delle braccia e al suono dello sbattere delle mani sul tavolo, direziona i due danzatori qui e là, su e giù, incrociandoli o allontanandoli, definendone il registro e mettendoli “in pausa”. Un pezzo particolare e perfettamente riuscito, che gioca sulla potenza della suggestione, aiutata da una luce guidada magistralmente da Vandecheybus.

Dopodiché i danzatori sono protagonisti su vari livelli: c’è la splendida coreografia dove il gruppo di otto ballerini lascia dei mattoni per aria e li riprende in diversi punti della scena in un maniacale studio di movimenti (una di quelle situazioni dove se sbagli un passo il mattone cade a terra e non solo fai una figura di merda ma rallenti tutto il resto forse in maniera non recuperabile); c’è l’ironia dello scambio di vestiti dove i protagonisti si rubano a vicenda i vestiti e gli asciugamani in un momimento ciclico e arrembante; ci sono danzatori che usano le doti acrobatico-circensi per tenere delle piume sospese per aria con il soffio, per fare, tra un soffio e un altro, delle sequenze di movimento impressionanti, prima di tornare sulla piuma prima che cada e rifarla volare alto…
Il finale è invece tribale e potente, dove le danzatrici e i danzatori scalciano come bestie quelli a terra, e le “vittime” devono scansarsi di fretta e furia, prima che degli stivali da guerra schiacci qualche arto!

L’idea è protratta per molto, e anche qui i danzatori sono in una sintonia stupenda e invidiabile, tale da emozionare al pensiero di quanto una cosa così precisa sia provata e riprovata prima di poter essere messa in scena (di qui ci possiamo connettere alle considerazioni sulle possibilità di dare risposta a una idea: senza possibilità economiche di provar mesi e mesi con danzatori bravi una sequenza, il talento rimane dentro un barattolo).

“What the body does not remember” è sì un pezzo dell’87, ma colpisce come un piacevole gioco anche oggi. Le doti acrobatiche sembrano sempre più prevalere su una danza canonica, e se ancora oggi si dibatte o meno sull’uso di tecniche, idee ed arti esterne alla danza così propriamente detta, il fatto che già 25 anni si facessero cose di questo tipo fa riflettere su come questo dibattito dovrebbe essere già bello che sepolto.

Una piacevole visione, uno spettacolo che sarebbe godibile anche per un pubblico non specifico di danza, e che si spera possa essere visto più volte in Italia, perché vedere cose così belle fa solo che bene all’anima, e, certamente, alla nostra esperienza culturale.
Federico Armeni


“What the body does not remember”
Mercoledì 20 Febbraio, Sala Petrassi Auditorium Parco della Musica

Wim Vandekeybus
con
Ricardo Ambrozio
Damien Chapelle
Tanja Marín Friðjónsdóttir
Zebastián Méndez Marín
Aymara Parola
Maria Kolegova
Livia Bálazová
Eddie Oroyan
Pavel Mašek
musica originale
Thierry De Mey e Peter Vermeersch

vandekeybus1

wandekeyus2

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