Zucchero & Friends al Madison Square Garden di New York: il reportage

Zucchero, the crazy italian man, melting pot della musica mondiale: a New York dinanzi a un Madison Square Garden tutto esaurito son andati in scena parte dei suoi grandi amici artistici, parte del suo ormai immenso repertorio (trent’anni e piu’ di 10 dischi originali in studio), parte del talento naturale di Zucchero Sugar Fornaciari.

Eh si’, perche’ questa non e’ stata ne’ la prima ne’ sara’ l’ultima prova di un musicista che non e’ certo sazio dei suoi 50 milioni di dischi venduti e delle sue cinquemila date che ha collezionato durante la sua carriera. Ciclicamente musicisti e ospiti si alternano nei suoi dischi e nei suoi live, formando ad oggi una gigantesca collezione che sicuramente non puo’ essere soltanto giustificata con l’intenzione. Tutti questi incontri vengono in maniera naturale e spontanea da una parte, e cercata e sognata dall’altra. Da Ivano Fossati a Pasquale Panella, da Bono a Luciano Pavarotti, da Sting a John Lee Hooker, da Eric Clapton a Miles Davis, da Jovanotti a Elisa, passando per Sam Moore, Ronan Keating, De Gregori e Dolores O’Riordan, Zucchero raccoglie in se’ la storia passata, recente e attuale della della musica Pop, Rock, Soul e Blues. E senza dimenticare l’ammiccamento alla classica, come dimostra la collaborazione con Ennio Morricone per “Libera l’amore”, l’omaggio a Giuseppe Verdi in “Va’ Pensiero”, o l’ultima collaborazione con Andrea Griminelli, sontuoso col suo flauto in “The Mission” e “Miserere” sul palco del Madison Square Garden.

Ci e’ voluta quasi una settimana prima di cominciare a buttare giu’ qualche parola su questo concerto, perche’ ringraziando il cielo ho personalmente avuto il dono della passione per la musica, e ho seguito i passi di Zucchero da quando avevo 11 anni, e le note di “Blue’s” e “Oro e Incenso e Birra” mi avvicinavano a queste sonorita’ che in Italia quasi non esistevano. Parlare di un concerto del genere necessita conoscenza, perche’ qua si va ben aldila’ del motivetto di successo di radio, o una musica commerciale imposta da qualche pubblicita’ televisiva. Se Zucchero e’ andato in tv con la sua musica, ci e’ andato dopo il successo e perche’ la pubblicita’ voleva la sua musica, e non certo il contrario.

Per quanto l’etica commerciale di Sugar sia stata spesso attaccata dagli stessi colleghi (ricordiamo Pino Daniele: “Zucchero sta sempre in televisione”), oltre che dagli affamati giornalisti sempre in cerca di qualche inutile polemica, c’e’ da dire che la carriera di Zucchero appare piuttosto chiara e nitida, soprattutto alla luce di questi eventi. Adelmo Fornaciari era, e’ e sempre sara’ un amatore della musica, e vive per essa. E’ cio’ che conta per lui, aldila’ di ogni bene materiale. E se di bene materiale vuole vivere, Sugar va a comprarsi una giacchetta di Elvis o un 4 piste dei Beatles… articoli che possiede nel suo bus-museo nel giardino di casa a Pontremoli. Era un fan di Joe Cocker e Ray Charles, Same & Dave e Al Green… e questo si e’ sentito agli inizi della sua carriera in maniera chiara.

Spesso si e’ parlato di Zucchero di uno che copia, ma chi sa di Blues sa quanto come la musica nera giochi e viva di citazionismo e forme armoniche comuni, e di come tutto forma la faccia delia stessa medaglia. Zucchero ha giocato spesso sui Mi7-La7 di tantissimi celebri Blues del passato, e indubbiamente si e’ sempre ispirato alle cose che gli piacciono (indubbio che in “Chocabeck” ci sono i Coldplay, ad esempio). Ma chiedere a un artista di non ispirarsi alle cose che piu’ lo toccano, e’ come chiedere a Andy Wharhol di non usare la plastica nelle sue opere, o a Monet di non ritrarre piu’ fiori.

Il degrado culturale mondiale ha portato alla superficialita’ delle valutazioni in qualsiasi settore, e sicuramente la musica non scappa da questo. Il relativismo ha preso piede, e ognuno dice la sua senza ordine di classe o scala di valori.
Zucchero e’ riuscito a riportare sulla scena dinanzi a cinque mila spettatori Sam Moore, cosa che gli americani non riuscivano a fare da forse qualche decade. Gli Usa hanno abbandonato i loro miti, la comunita’ nera non vive piu’ di Blues ma di Rap, e B.B King e’ ormai un ricordo del passato. Eric Clapton, anglosassone, prova a dare ogni anno grande linfa al genere, con il Crossorads Festival e con tantissimi eventi meravigliosi sul Blues. Il suo progetto su Robert Johnson e’ formidabile. ma la domanda e’: Quanti in Usa sanno chi e’ Robert Johnson? Ad oggi, insieme a Zucchero, Eric Clapton e’ l’artista che piu’ sta dando a livello mondiale al genere, tentando di cuore e di anima di continuarlo a fare vivere, e portando sulla bocca della gente nomi altrimenti dimenticati. Non scordiamo che nel precedente tour Sugar aveva addirittura portato “Hi De Ho” dei Blood Sweat and Blood.

“Blues never Die” non era uno scherzo insomma. Zucchero ci ha sempre creduto, e porta il suo ossigeno a questo sangue. Come dire: finche’ c’è gente come Clapton e Zucchero, possiamo ancora stare tranquilli (ma non troppo).

Nel 2001 Sugar era riuscito a portare su disco John Lee Hooker: un mito del Blues, dimenticato e di nicchia persino in Usa, come nome di punta di un disco commerciale in Italia e in Europa (perche’ sicuramente ogni disco di Sugar, per quanto di qualita’, punta gia’ sulla carta a vendere qualche centinaio di migliaia di copie, e Shake ne ha vendute 600 mila di copie…)
. Si vuole dare il merito a Zucchero di portare ancora il Blues nei suoi dischi, e diffonderlo alla gente aldila’ del piccolo sfigato club?

Nei grandi ospiti del Madison Square Garden c’e’ Elisa: in “Luce” Sugar offre la sua voce come costante controcanto alla splendida cantante italiana, producendo un brano con un’anima Soul grande ed evidente. Anche questi sono i miracoli di Fornaciari. Regalare a Elisa un pezzo che vincesse Sanremo, ma con una grossa anima nera dentro. E quell’anno seconda classificata fu Giorgia, con “Di Sole e d’azzurro”, praticamente un Gospel, firmato dal Fornaciari.

Il Coro Gospel di Harlem ha eseguito i cori di “Diamante” e “Cosi’ Celeste”, altri due brani con una forte anima nera, direttamente provenienti dalla Lousiana e dal Mississippi.

“Il Mare Impetuoso al Tramonto” ha addirittura sfoderato per la prima volta la sua anima R’n’B, grazie a uno stratosferico Jovanotti, capace di riformulare un classico del repertorio di Zu, rendendo le sue rappate assolute protagoniste all’interno del brano. Un esperimento da riprendere assolutamente nel prossimo dischi di duetti.

Sam Moore e’ chiaramente l’anima piu’ evidente di questa serata, capace di emozionare con “You Are So Beautiful”, duettata sontuosamente con uno Zucchero ispirato, e divertire con “I’m a Soul Man”, le cui improvvisazioni vocali divertono. Il fatto che molti tra il pubblico si volteggino a chiedere: “Chi e'”, o “I don’t know him”, e’ purtroppo simbolico di cio’ che abbiamo detto precedentemente. Ma, come dire, stendiamo un velo pietoso.

Meno brillante l’ospitata di Sting. La sua e’ pura rappresentanza, lo sforzo appare al minimo, e i suoi panni sono quelli della star venuta a New York da star piu’ grande del padrone di casa. Si cantano due canzoni sue, “Mad About You” e “Every Breath You Take”, e specialmente quest’ultima sembra una bistecca in mezzo a ua tavola piena di pesce. Molto piu’ interessante “Mad about you”, che quantomeno vede le parole in italiano di Zucchero. Sting non aveva tempo per ripassare la canzone in italiano, e quindi il suo diventa solo un compitino, interpretando il suo brano. Un saluto con la mano, nemmeno due parole al microfono, e via. Ma certo, Sting e’ sempre Sting, una icona della musica Rock, e ancora con una voce completamente preservata rispetto ai tempi dei Police.

La parte “classica” di Sugar esce fuori con la meravigliosa introduzione di Grimminelli, invitato a dare il suo flauto per “Miserere”, irrinunciabile omaggio a Pavarotti, uomo e artista vicino a Zucchero per tutta la sua carriera. Anche Monica Messinger ci mette del suo con il violino in “Everybody’s got to learn sometimes”, e la precedente “God Bless the Child” aveva mostrato insieme all’anima Soul anche quella classica. Nel repertorio studio di Zucchero c’e’ un brano chiamato “E di grazia plena”, e chissa’ che un giorno la vedremo a conclusione dei suoi live.

A proposito di finali, appare ormai troppo scontata “Per colpa d chi?”, che potrebbe sorprendere nel mezzo del concerto, ma che ormai, dopo ben 19 anni eseguita come finale (ricordate il gallo gonfiabile che si innalzava durante lo Spirito Divino tour del 95 – 96?), non da piu’ grande sorpresa…

Parlando delle diverse anime di Sugar, c’e’ anche quella latina. Esplosa con un disco dai ritmi cubani “La Sesion Cubana”, il suo repertorio vede comunque gia’ precedentemente sonorita’ e omaggi vicini alla musica latina: “L’urlo” e “Cuba Libre” sono la piu’ chiara dimostrazione di questa vena. Quest’ultima non viene eseguita, mentre “Love is all around” e “Never is a moment”, dall’album “La Sesion Cubana”, ci sono.

Fiorella Mannoia e’ ospite sul palco del Madison Square Garden, e porta la sua voce adatta alla musica latina in “Guantanamera”: divertente e riuscita. Molto meno riuscito il suo intervento in “Cosi’ Celeste”, che anzi appare azzardato e dannoso per la canzone e se’ stessa. La sua voce con un brano arricchito tra l’altro dal coro Gospel sembra cozzare totalmente, oltre che, come si dice a Roma “nun je la fa”.

Fher dei Mana’ viene con la sua solita grande presenza scenica e uno dei suoi brani piu’ belli: “Labios Compartidos”. Zucchero e’ ancora nuovo nel ruolo in questa canzone, e purtroppo si vede, ma certo il potenziale per un gran bel duetto come fu quello in “Eres Mi Religion” c’e’. Oltre a “Labios Compartidos” c’e’ immancabilmente “Baila Morena”, versione spagnola di “Baila (sexything)”, grazie alla quale Sugar ha sbancato il Sudamerica una decina di anni fa, senza mai piu’ ripetere il colpaccio. Certo la presenza dei Mana’ fa molto per il successo nel mercato latino, visto che la band messicana e’ una vera e propria istituzione dal Messico in giu’. Fher si dimostra un fan di Zucchero, e ci mette la sua grande energia in ogni nota suonata con il nostro.

“Dune Mosse” e’ una delle pagine piu’ belle della carriera di Fornaciari, e anche la sera del 23 aprile viene eseguita, con un ospite d’onore: Chris Botti. Questo musicista e trombettista e’ americano, bello e famoso. Il colpo di Zu di averlo come ospite questa sera sembra tra i piu’ riusciti della sua carriera, e anche l’esecuzione di Botti lo dimostra. Momento piu’ alto della serata.

Parlando di scaletta, Sugar non dimentica il suo amato “Chocabeck”, un album che l’artista emiliano ama particolarmente, per la sua vicinanza nei contenuti e le sonorita’ alla sue terra d’origine. Cosi’ “Il Suono della Domenica” e “Un Soffio Caldo” non vengono escluse, ma anzi suonano come apertura del concerto. Come dire: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”.

Il Bluesman emiliano ci tiene eccome alla sua italianita’, e lo ha sempre dimostrato nei suoi testi come nei libretti dei suoi cd, tra immagini e disegni della sua terra, e citazioni straordinarie (“Ach pies i pir ach pies i pom ach pies la roba che ga’ cal don” in Shake rimarra’ alla storia).

Quasi tre ore di concerto, e una serata che e’ soltanto una delle grandi pagine della sua storia. Sperando ce ne saranno presto altre, disegnate grazie al pubblico, storico e nuovo, che lo segue e continuera’ a seguirlo per permettere eventi del genere. Perche’ senza la gente comune, senza il pubblico, che paga e viene ai concerti per puro amore e passione, non si fa un bel nulla. Zucchero lo sa, e forse per questo continua a organizzare serate cosi’, che sono un assoluto orgasmo per chi viene ad assistere!

Che il melting pot continui, e magari regali anche alcuni dei suoi sogni rimasti: Carlos Santana, Aretha Franklin, Van Morrison e Dr. John. Vedremo se le strade si incroceranno…

Federico Armeni

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