Zucchero In Usa: l’appassionata marcia alla conquista del pubblico americano. Reportage da Houston e New Orleans

English version to the Federico Armeni’s personal Website: http://farmeni.wordpress.com/2014/04/19/zucchero-in-the-u-s-the-passionate-march-into-the-american-dream-reportage-from-houston-and-new-orleans/

” Tu vuo’ fa l’americano, ma si’ nato in Italy! ” – Cantava il grande Renato Carosone, e non certo in maniera denigratoria, verso quell’italiano che nel post guerra, attratto dalla grande musica e arte contemporanea americana, si avvicinava sempre di piu’ a quell’emisfero piuttosto che al Mediterraneo.

Certo e’ che da quel tempo a oggi di “americani” in Italia ce ne sono stati tanti, e cosi’ come in tutto il mondo. L’influenza della musica e dell’arte contemporanea made in Usa e’ a tutt’oggi enorme, e anzi espandendosi sempre di piu’.

Gli etnologi o gli antropologi potrebbero sicuramente appellarsi al grosso danno rispetto alle tradizioni italiche, ai canti popolari, ai dialetti, che tutte le piccole regioni europee stanno perdendo a favore di una anglo – americanizzazione del gusto e del consumo generale e generalista.

Ma e’ proprio qui che uno come Zucchero non ha mai perso un colpo: il suo Blues e’ sempre stato intriso della sua provincia, quella emiliana. I testi delle sue canzoni riportano dialetti e modi dire della sua Emilia, principale protagonista della sua storia musicale.

E’ proprio questo mix tra provincialita’ italiana e blues della Lousiana e del Mississippi che ha portato prima Sugar a spopolare in Italia ed Europa come star, e pian pian portarlo vicino ai mercati del Sudamerica, dell’Australia e degli Usa. Senza dimenticare alcuni tentativi nell’Asia, dove Zucchero si e’ spesso esibito e dove i suoi dischi sono stati editi nelle versioni giapponesi.

L’avvicinamento al mercato Usa e’ lento e di quelli al contrario: Zucchero viene qui da semi – sconosciuto, da artista di nicchia, da nome sottovalutato, da star che non si conosce.

Nella House of Blues di Houston come in quella di New Orelans incontriamo alcuni italiani, ma in netta minoranza rispetto agli americani. I due club vantano 300, 400 persone, ed e’ quei che Sugar si esibisce con 4 elementi in una sorta di live garage – rock.

Chi lo avrebbe mai detto quindi, di vedere uno che fa 10mila persone alla O2 arena di Berlino o che riempie il Paradiso di Amsterdam come la Royal Albert Hall di Londra, suonare qui per cosi’ poche persone, e di sicuro, anche pochi danari?

Ecco che se da una parte ci appare misteriosa e difficile la spiegazione sul come Sugar abbia la voglia di spendere cosi’ tanta energia nel suonare qui in Usa – dormendo in un night bus e risvegliandosi la mattina seguente in una citta’ differente, per mangiare, fare le prove, suonare e ripartire – dall’altra ci appare semplice la risposta: per inseguire un sogno.

Zucchero viene in Usa e suona per trecento individui festanti e gridanti, con birre in mano e in piena atmosfera da concert underground, per inseguire il suo sogno di sfondare negli Usa.

E’ un sogno ideale, perché lui qui ci e’ nato con l’anima, e ha trovato l’ispirazione per partire da “Zucchero and Randy Jackson Band”, “Rispetto” e “Blue’s” in poi. Un sogno anche fattibile, perché se c’e’ una cosa che impressiona qui, e’ che quando fai sentire Zucchero, non ce ne e’ uno che non ti dica che quella musica gli piace, lo inebria, lo eccita.

Al concerto siamo testimoni di fans americani completamente entusiasti, che chiedono agli italiani consigli sui cd da comprare, e che vogliono sapere storie su questo “bluesman italiano”.

La musica di Zucchero e’ oggi per gli americani molto accattivante. Mai come negli ultimi anni gli Usa si sono aperti alle altre culture e lingue, iniziano seriamente a studiare altre lingue, e sono interessati soprattutto alle lingue latine. Lo spagnolo e’ ormai entrato nelle voci degli aeroporti e scritto negli autobus, e gli Stati Uniti stanno diventando sempre piu’ “America” di prima, ritrovando sé stessi, la propria terra, il significato delle proprie radici. E insieme a quelle africane e indigene, ci sono sicuramente quelle latine.

Sembra un momento particolarmente favorevole a Zucchero a livello culturale negli Usa: la musica Blues ha perso territorio, e il fatto che un italiano dimostri come si possa essere invece ancora primi in classifica con questo genere, riporta gli americani a ripensare a certe cose.

Parlando con loro difatti, sembra quasi incredibile che Zucchero sia italiano, e che con quella musica abbia venduto 50 milioni di copie. Qui ormai il Blues e’ roba da club, e nessun artista nei primi 100 posti in classifica tratta di Blues!

La musica nera e’ sparita a favore del rap, e mamma Africa piange i loro figli, spariti dietro i piatti, inutili, freddi beat del computer. La musica suonata, le mani, i sensi, il sudore, e’ sparito. Le droghe, i fumi, le collane dorate e il sesso spudorato la fanno invece padrone nei testi, nei video, nell’iconografia odierna della black music odierna.

La Motown, la Stax, la grande gloria del Soul americano, e’ sulle spalle di nomi che richiamano molto di piu’ il pubblico bianco che quello nero, proprio perché gli afroamericani si sono misteriosamente infangati nel genere rap e hip hop.

Zucchero l’italiano in Usa rappresenta un simbolo di come il Blues sia attuale, vivo, sano, e puo’ ancora vendere e richiamare migliaia di persone.

E’ ovvio infine che per Sugar, dopo 30 anni di successi italiani e non sempre apprezzato in patria (i detrattori sono molti), l’obiettivo di oggi sia quello di conquistare nuove fette di mercato, e farlo in un territorio fertile come quello degli Usa piuttosto che nel saturato mercato Italico.

I due live sono una esperienza straordinaria, perché il clima a cui si assiste sembra quello di un raduno del fan club, con Sugar a stretto contatto con il pubblico.

Le due scalette di Houston e New Orleans sono tra l’altro molto differenti, confermando come oggi la sua band possa svariare molto sul suo ricco repertorio, includendo brani come “Ali d’oro”, “Blu”, “Never is a Moment”, “Per colpa di Chi?”, “Alla fine”, “God Bless the Child”, “Cosi’ Celeste”, “Diamante”, “Overdose”, “L’urlo”. Polo Jones e’ la solita macchina da guerra, Kat Dyson il piu’ grande acquisto abbia fatto Sugar nel post Lisa Hunt, e Adriano Molinari sembra essersi appropriato della musica di Sugar come un veterano. Alle tastiere c’è il presente e futuro di Sugar, Nicola Peruch, visto che i suoi partner storici David Sancious e Luciano Luisi sembrano aver preso definitivamente altre strade, e questo Nicola Peruch sembra dare davvero nuova freschezza alle importantissime tastiere di Fornaciari.

A livello mediatico Zucchero sta richiamando molta attenzione, e ogni sua data e’ intrisa di grosse ospitate: da Don Was a Corrado Rustici, Da Jimmy la Fave a Gregg Rolie, da Randy Jackson a Priscilla Presley (si, la moglie di Elvis) tanti sono i personaggi che vengono a vedere Zu… e il 23 aprile si avvicina l’evento al Madison Square Garden di New York, con superospiti Sam Moore, Sting, Nill Rodgers, i Mana’, Dolores O’Riordan e il nostro Jovanotti.

Insomma, sembra che il successo di Zu in Usa sia al punto di fermentare, e chissa’ che prima o poi gente come David Letterman o Jay Leno si accorgano di lui, avviando quell’esplosione che sembra essere nell’aria e che porterebbe il baricentro di Zucchero definitivamente dalla “Lunigiana” alla Louisiana.

Federico Armeni

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