Manlio Sgalambro… come non salutare il filosofo, l’autore, l’artista, il personaggio

Con il piacere di una gestione piu’ familiare del progetto Livecity, a mo’ di blog del vostro Federico Armeni, non posso che salutare personalmente Manlio Sgalambro.

Incontrato a Roma in occasione dell’incontro con Franco Battiato al Teatro Palladium per la discussione di uno dei suoi film, e poi conosciuto in maniera piu’ intima a Catania (incontrato per caso per strada), non posso che abbracciare una persona di spessore culturale enorme, invidiabile, libera, audace, intraprendente, polemica, aspra, poetica, spontanea, vera, diretta, malinconica, sognatrice.

Perché Manlio Sgalambro, sia come storia personale che come storia di autore, non e’ niente di specifico o etichettabile, ma e’ tutto. Lui e’ stato umano ed e’ morto umano, senza ostentazione di perfezione, bellezza, estetica o riconoscimento pubblico. Sempre si e’ presentato per quel che sentiva, senza cambiar una virgola di cio’ che pensava e viveva.

Purtroppo il tempo rende le nostre vite molto piccole per informarsi, leggere, vivere, tutti gli autori che ci interessano, e non possiamo che assorbire semplicemente un poco di ogni artista che ci piace.

Leggere tutti i suoi libri sarebbe – ne sono certissimo – una esperienza intellettuale enorme, nonché esistenziale. Trovare il tempo per assorbire le sue idee e il suo pensiero era un mio fioretto da quando ci parlai nel 2011 a Catania, ma soltanto “De mundo pessimo” e’ stato da me letto. Leggendo i suoi titoli, mi incuriosisce particolarmente “L’impiegato di filosofia”, se non altro perché in un titolo assorbe un suo pensamento attuato per tutta la sua vita: la filosofia e’ materia prima per vivere, e’ legna su cui fondare la propria esistenza.

Il filosofo come impiegato e’ una splendida immagine su cui mi piace giacere, sognare, pensare.

Con la canzone ha regalato larghissimi sprazzi della sua cultura e conoscenza, con la musica e la voce di Franco Battiato, con il quale a quattro mani ha regalato capolavori ineguagliabili, da “Personalita’ empirica” a “Il Cammino Interminabile” (in siciliano), fino a “La Cura” e “Shock in My Town”: con il mezzo popolare del Pop/Rock e’ arrivato al grande pubblico, togliendosi anche piccole soddisfazioni personali, incidendo un autoironico album “Fun Club”, dove si dilettava in “La mer” e “Me gustas tu”, di cui speriamo presto una riedizione, visto che fu ritirato (al pari dello splendido film “Perduto amor” dove regalava una apparizione cult nel finale) inspiegabilmente dal mercato.

Come tutti i veri grandi, l’ironia, era una delle parti piu’ preponderanti della sua persona. E rise moltissimo dell’imitazione di Fiorello, anch’essa diventata un cult.

E con la tua esecuzione di “La Mer”, lo saluto con un sorriso… ricordandolo con questa piacevole, splendida ironia con cui un uomo sugli 80 anni (il disco e’ del 2001) si regalo’ prima di abbandonare la sua splendida isola, la Sicilia.

Federico Armeni

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