Livecity, “a Best of…”: Puzzle, spettacolo di Sidi Larbi all’Auditorium Parco della Musica / 2

Sidi Larbi “Puz/zle”: la coralità di azione come unica possibilità di convivenza
Scritto il 17 Febbraio, 2013 in REPORTAGES EVENTI DAL VIVO, TEATRO E DANZA

“Puz/zle” è un momento in cui la storia del teatro si fa, e anche se scrivere di spettacoli dal vivo è la cosa più difficile che esiste – poiché non si può avere la pretesa di trasmettere immagini di corpi sudati, suoni vibranti, colori scenici, in delle fredde, mere parole su pagina – abbiamo voluto mostrare dei paletti dello spettacolo, cui Sidi Larbi si è retto per mettere in piedi un’opera pretenziosa, mastodontica, e infine riuscita.

La Genesi
“Puzzle” è l’idea stessa di un’opera completa soltanto se piena dei suoi singoli pezzi. Con questo spettacolo Sidi Larbi ha forse chiuso definitivamente (come fare di più?) il sentimento che lo ha caratterizzato di più dai suoi inizi ad oggi: l’unione tra i popoli, tra gli esseri umani, uniti nella multiculturalità. Le differenze che diventano virtù, il linguaggio che viene tramandato e trasmesso da essere umano ad essere umano, l’interazione tra i corpi che diventano il vero scambio, l’unione di intenti necessari alla convivenza e alla sopravvivenza.
Sidi Larbi tramuta in danza l’idea di “puzzle” del nostro mondo, incastrandola nella scenografia che ci porta in varie epoche e luoghi della storia dell’essere umano, non necessariamente concrete e reali, ma, seppur ideali, passaggi spazio-temporali dell’essere umano nelle due coordinate principali della vita (appunto spazio e tempo).

Il Monolite
La pietra come elemento fondamentale, semantico nonché scenico, cui Sidi Larbi si radica per esprimere la sua idea di spettacolo. Una idea non rigida ma suscettibile a tante sensazioni ed emozioni, ma che non può non regalarci quell’immagine di paziente e lento cambiamento che la pietra ha sotto la forza del vento, delle acque, del tempo. Un essere umano che muta con la pietra, che pazientemente cambia sotto i colpi dell’esperienza e del vissuto, passando sicuramente dentro guerre e battaglie, ma anche attraverso pace e fratellanza.
L’obelisco che i danzatori ereggono dopo diverse vicessitudini sulla scena, è l’emblema della costruzione di un qualcosa di forte e “alto”, cui c’è voluta tanta unione di intenti quanta paziente attesa per far sì che potesse essere eretto.
Un percorso dal basso verso l’alto, e dall’alto verso il basso, in cui il coreografo ci guida sottolineando la fragilità del tutto. Come in un puzzle, se c’è voluto tanto per costruirlo, ci vuole molto di meno per distruggerlo. E la vita prosegue, in questo apparentemente infinito percorrere la linea verticale dell’essere umano, dalla terra allo spirito… e (ahinoi) viceversa.

La Socialità e l’Ingranaggio
E’ proprio nella coralità del lavoro degli uomini che Sidi Larbi si concentra coreograficamente, regalando momenti visivi imparagonaabili, accattivanti e da nodo alla gola. Riuscire a rendere l’estetica emozione, la bellezza un nodo alla gola, è virtù per pochi, ma lui ci riesce.
E’ proprio nell’idea dell’ingranaggio che il lavoro coreografico funziona alla perfezione, lasciando ai soli dei danzatori la funzione di ricamo e di riposo, di parentesi e di occasione per liberare la danza fuori dal contenuto. Ma se i soli ci piacciono e mostrano la forza, la leggerezza, la tecnica di danzatori che hanno passato la vita attorno alla costruzione del movimento e delle spinte interiori della macchina umana, il lavoro “totale” di coreografia risulta dominante.
La socialità è fondamentale per costruire qualcosa di alto, qualcosa di perenne, qualcosa che possa rimanere nel tempo, senza che qualcuno al di fuori di essa possa distruggere quanto fatto. E proprio nell’idea che nessuno può esser lasciato indietro ma tutti devono operare per l’ottenimento di scopi alti e meritevoli di essere raggiunti, “Puz/zle” vince la sfida con il pubblico, così amorevolmente colpito da tale perfezione scenica e voglia di raccontarsi, condividere, dire qualcosa di importante, che regala una standing ovation commossa e reteirata per quattro o cinque uscite ed entrate sulla scena da parte degli attori in campo.

Il Suono
Sidi Larbi cura la dimensione del suono nella stessa maniera in cui tratta la danza. Sa bene che se si fa un lavoro di scena e di movimento, questo non può essere “tirato giù” da semplici accostamenti musicali, ma anzi ha bisogno di un suono suo, eslcusivo, calzato su misura.
Con un gruppo di cantanti Corsi e una cantante Libanese, Sidi larbi ovatta il teatro in un vortice di vibrazioni sonore create dalle voci umane, anch’esse orchestrate ed incastrate tra loro per creare un mondo a parte, unico, esclusivo, del “Puzzle” che stiamo vivendo. La musica è ipnotica e virtuosa, spingendoci da una linea periferica verso una al centro, in una suggestione di spirale che dialoga perfettamente con ciò a cui assistiamo.
E così, se la danza è decisamente in una linea verticale ideale, in cui il corpo si danna per spingersi dal basso verso l’alto, dai meri bisogni terreni ai bisogni spirituali, la musica ha una forza centrifuga, che spinge tutte le attenzioni e le sensazioni dalla periferia al suo centro, confermando l’idea di concentrazione e sforzo vitale verso un punto comune (parallelo con “socialità” del corpo). Il “Puz/zle” è così composto, e non resta che aspettare una replica per godere nuovamente di una scena teatrale che meriterebbe di essere goduta ben più di una volta, un po’ come quando andiamo a vedere un concerto di un artista che ci piace più di una volta, perché una non basta né agli occhi né alle orecchie.

Federico Armeni

puzzle_sidilarbi
(foto Musacchio & Ianniello, da Ufficio Stampa Musica per Roma)

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